Nessy Guerra, nuove minacce in Egitto: l’ex marito avrebbe intimidito il vice console italiano

Nessy Guerra

Secondo la legale della donna, Tamer Hamouda si sarebbe presentato al consolato onorario di Hurghada chiedendo denaro. Il caso della 26enne sanremese resta al centro dell’attenzione della Farnesina

di Redazione

(EN24) – Il caso di Nessy Guerra, la giovane italiana originaria di Sanremo bloccata in Egitto con la figlia, si arricchisce di un nuovo e inquietante capitolo. Secondo quanto riferito dalla sua avvocata Agata Armanetti, l’ex marito Tamer Hamouda avrebbe minacciato il vice console onorario italiano a Hurghada, pretendendo denaro e pronunciando frasi intimidatorie.

L’episodio, riportato da Adnkronos, sarebbe avvenuto nei giorni scorsi. Hamouda, cittadino italo-egiziano, si sarebbe presentato davanti al rappresentante consolare italiano chiedendo soldi e minacciando ritorsioni fisiche. Una vicenda che, se confermata dagli accertamenti, allargherebbe il caso oltre la già complessa battaglia giudiziaria e familiare che da anni tiene Nessy Guerra e la sua bambina in una condizione di paura e precarietà.

Nessy Guerra, 26 anni, è stata condannata in appello in Egitto a sei mesi di carcere nell’ambito di un procedimento per presunto adulterio, reato previsto dall’ordinamento egiziano. La sentenza ha confermato la decisione di primo grado del 19 febbraio, nata dalla denuncia presentata dall’ex marito. La Farnesina ha già reso noto di continuare a fornire assistenza e protezione alla cittadina italiana e alla figlia minore.

La donna vive da tempo nascosta in Egitto insieme alla bambina. In più occasioni ha raccontato di temere per la propria sicurezza e di chiedere un intervento del governo italiano per poter rientrare in Italia. La sua situazione è resa ancora più delicata dalla doppia dimensione del caso: da una parte la vicenda giudiziaria egiziana, dall’altra il contenzioso familiare sulla figlia.

Il nuovo episodio segnalato dalla legale conferma il livello di tensione attorno alla vicenda. Non si tratterebbe più soltanto di minacce rivolte alla donna, ma di un presunto atto intimidatorio nei confronti di un rappresentante consolare italiano. Proprio per questo, il caso assume anche un rilievo diplomatico: la tutela dei cittadini italiani all’estero passa anche dalla sicurezza di chi, sul territorio, presta assistenza consolare.

Negli ultimi mesi il caso di Nessy Guerra ha provocato forti reazioni in Italia. La condanna per adulterio, reato abolito da decenni nell’ordinamento italiano, ha sollevato interrogativi sulla protezione delle cittadine italiane all’estero, sul riconoscimento dei diritti delle donne e sulla gestione dei casi familiari transnazionali in contesti giuridici molto diversi da quello europeo.

La Farnesina ha seguito la vicenda attraverso l’ambasciata e le strutture consolari, ribadendo l’impegno a garantire assistenza alla donna e alla minore. Tuttavia, la presenza di una sentenza emessa da un tribunale egiziano rende il margine d’azione diplomatico più complesso, perché ogni intervento deve misurarsi con la sovranità giudiziaria del Paese in cui la vicenda si svolge.

Il nodo principale resta il rientro in sicurezza di Nessy e della figlia. La giovane sanremese teme di finire in carcere e di essere separata dalla bambina. Per la difesa, la priorità è evitare che la condanna si traduca in una privazione della libertà e in un trauma ulteriore per la minore.

Il presunto episodio di Hurghada rischia ora di aggravare ulteriormente il quadro. Se le minacce al vice console saranno confermate, il caso potrebbe uscire dalla dimensione privata e familiare per diventare una questione ancora più sensibile nei rapporti tra autorità italiane ed egiziane.

La storia di Nessy Guerra resta così sospesa tra diritto, diplomazia e sicurezza personale. Una cittadina italiana condannata all’estero per un reato che in Italia non esiste più, una bambina contesa, un’ex coppia segnata da accuse e denunce, e ora anche un rappresentante consolare che sarebbe stato raggiunto da minacce. Una vicenda che chiede risposte rapide, ma soprattutto una protezione effettiva per una madre e una figlia che continuano a vivere nell’incertezza.

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