Intervenendo al Forum Ambrosetti, il ministro dell’Economia traccia un bilancio improntato alla prudenza, rivendica la gestione dei conti pubblici e si definisce un “sovranista pragmatico”.
di Redazione
(EN24) – Si è chiuso nel segno del pragmatismo e della cautela l’intervento del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, al Forum TEHA di Cernobbio. Ripercorrendo i mesi di gestione della finanza pubblica in un contesto internazionale scosso dalle crisi internazionali, dal rincaro dei prezzi energetici e dalle tensioni geopolitiche, il titolare del Mef ha rivendicato i risultati ottenuti dall’esecutivo pur ammettendo le difficoltà oggettive che gravano sulla congiuntura economica.
Il ministro ha sottolineato come la stabilità e il rigore adottati nell’azione di governo abbiano garantito la tenuta del sistema Paese, permettendo all’Italia di riscuotere sul piano internazionale un rispetto elevato.
Le stime sulla crescita e il nodo dell’energia
Sul fronte dei macrodati economici, Giorgetti ha aperto a un cauto ottimismo riguardo all’andamento del Prodotto Interno Lordo. A fronte delle stime prudenziali fissate originariamente allo 0,6%, i dati finora acquisiti attestano una crescita allo 0,8%, con la possibilità concreta che a consuntivo ci si possa avvicinare al traguardo dell’1%.
Non mancano tuttavia gli elementi di forte preoccupazione, legati in primo luogo alle ripercussioni dei conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. Tra le criticità maggiori, il ministro ha evidenziato le ripercussioni sui mercati dei carburanti e del gas, legate anche alla riduzione delle capacità di raffinazione e alle difficoltà di approvvigionamento con i nuovi fornitori, fattori che penalizzano in modo strutturale un Paese storicamente dipendente dall’importazione di risorse energetiche.
Salari, demografia e la linea sul debito pubblico
Un passaggio significativo del discorso è stato dedicato al tema delle retribuzioni dei lavoratori. Giorgetti ha richiamato le responsabilità del mondo imprenditoriale, affermando che l’incremento degli stipendi non può gravare unicamente sulle leve fiscali o contributive dello Stato, ma deve essere affrontato dai datori di lavoro come una forma primaria di investimento sulla produttività.
Sguardo rivolto anche alla prossima manovra finanziaria, che dovrà mettere al centro la sfida del calo demografico e l’attrazione dei talenti. Concludendo il suo intervento, il ministro ha difeso la propria linea finanziaria definendola una forma di “sovranismo pragmatico”, fondato non sugli annunci ma sulla capacità concreta di gestire il debito pubblico e di ridurre la vulnerabilità finanziaria della nazione.

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