Grazia a Nicole Minetti, la Procura generale conferma il parere favorevole

Giuseppe Aresu / AGF - Nicole Minetti

Dopo gli approfondimenti richiesti dal Quirinale e dal Ministero della Giustizia, da Milano non emergono nuovi elementi contrari alla concessione dell’atto di clemenza

di Redazione

(EN24) – La Procura generale di Milano conferma il parere favorevole sulla grazia concessa a Nicole Minetti. Dopo il supplemento di verifiche disposto in seguito alle notizie di stampa delle scorse settimane, il procuratore generale Francesca Nanni ha trasmesso al Ministero della Giustizia le nuove risultanze, ribadendo che non sono emersi elementi tali da modificare il quadro già valutato nei mesi precedenti.

Il punto centrale della nota è netto: secondo gli accertamenti svolti, i fatti riportati dagli organi di stampa che avevano riaperto il caso non avrebbero trovato conferma. La Procura generale sostiene che non siano emersi elementi contrastanti con il materiale già acquisito al momento del primo parere, quello che aveva preceduto la decisione del Quirinale.

Il caso era tornato al centro dell’attenzione pubblica dopo le polemiche sulla grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, su proposta favorevole del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il decreto era stato adottato il 18 febbraio 2026 e reso noto nelle settimane successive, provocando un acceso dibattito politico e mediatico.

La decisione di clemenza era stata motivata anche dalle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore di Nicole Minetti, bisognoso di assistenza e cure in strutture altamente specializzate. Il Quirinale aveva precisato che la tutela dei dati sensibili del minore impediva di rendere pubblici ulteriori dettagli sulla vicenda sanitaria.

Dopo la pubblicazione di nuove ricostruzioni giornalistiche, la Presidenza della Repubblica aveva chiesto al Ministero della Giustizia di acquisire con urgenza informazioni idonee a verificare la fondatezza delle notizie emerse. Da qui il supplemento di attività affidato alla Procura generale milanese, ora concluso con la conferma della valutazione positiva.

Tra i punti esaminati c’erano le presunte irregolarità nel procedimento di adozione del minore e le affermazioni su presunte feste con droga e sesso alle quali Minetti avrebbe partecipato negli ultimi anni. Secondo la Procura generale, non emergono irregolarità nell’adozione, riconosciuta in Italia dal Tribunale per i minorenni di Venezia, e risultano smentite le dichiarazioni alla base di quelle accuse.

La nota chiarisce anche che non risultano segnalazioni di reato, pendenze giudiziarie o coinvolgimenti in indagini in Uruguay e in Spagna a carico di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani. Viene inoltre confermato il grave quadro sanitario del minore, con cure e controlli presso strutture specialistiche all’estero, elemento considerato rilevante nella valutazione della domanda di clemenza.

La Procura generale ha spiegato di non aver proceduto attraverso rogatoria internazionale, perché lo strumento di cooperazione giudiziaria con l’Uruguay riguarda l’acquisizione di prove in procedimenti penali. In questo caso, invece, l’attività era finalizzata a verificare elementi connessi a un procedimento di grazia, non a un’indagine penale.

Le risultanze sono ora nelle mani del Ministero della Giustizia e del Quirinale, che potranno assumere le determinazioni di rispettiva competenza. Sul piano formale, la grazia è già stata concessa; la nuova relazione serve a verificare se il quadro che aveva portato all’atto di clemenza fosse fondato su elementi corretti e completi.

La vicenda resta delicata perché intreccia giustizia, potere di clemenza, tutela dei minori e responsabilità istituzionale. Nicole Minetti era stata condannata in via definitiva nell’ambito del processo Ruby bis, e proprio il peso simbolico di quella condanna aveva trasformato la grazia in un caso politico nazionale.

La conferma del parere favorevole da parte della Procura generale non cancella il dibattito pubblico, ma chiude almeno una fase dell’accertamento istituzionale. Per i magistrati milanesi, le nuove verifiche non hanno incrinato le ragioni che avevano portato al parere positivo. Ora il dossier torna sul tavolo del Ministero e della Presidenza della Repubblica, in un passaggio che dovrà misurarsi con il rispetto delle procedure, la protezione del minore e la necessità di trasparenza verso l’opinione pubblica.

Il caso Minetti dimostra quanto il potere di grazia, pur previsto dalla Costituzione, resti uno degli atti più sensibili dell’ordinamento. Quando interviene su vicende note e controverse, la clemenza presidenziale non produce soltanto effetti giuridici: apre inevitabilmente una discussione sul rapporto tra giustizia, umanità, riservatezza e fiducia nelle istituzioni.

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