Dai silenzi di Burke alle critiche di EWTN: la rottura tra il Presidente e il mondo cattolico conservatore.
di Redazione
Washington (EN24) – Il legame d’acciaio che aveva unito Donald Trump alla base cattolica conservatrice sembra essersi incrinato sotto il peso di una retorica sempre più messianica e di un attacco frontale senza precedenti al soglio pontificio. Quello che una volta era un blocco monolitico a sostegno del tycoon, oggi appare attraversato da un silenzio assordante o, peggio, da una critica aperta che arriva persino dai suoi alleati storici.
L’attacco al “Papa Americano”
Al centro della contesa c’è Leone XIV, al secolo Robert Prevost, il primo pontefice statunitense della storia. Se Trump sperava che un Papa connazionale potesse essere un facile alleato, i fatti hanno dimostrato l’esatto contrario. Gli insulti reiterati del Presidente e le “lezioni di teologia” impartite dal suo vice, James Vance, hanno isolato la Casa Bianca.
L’errore tattico di Trump sembra essere stato sottovalutare la compattezza dell’episcopato attorno a un Papa che, pur nella sua moderazione, sta riuscendo a unire le diverse anime della Chiesa americana. Persino figure di spicco del mondo MAGA stanno prendendo le distanze:
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Robert Barron, vescovo di Winona-Rochester e storico sostenitore del trumpismo, ha chiesto pubblicamente scuse ufficiali dal Presidente.
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Raymond Arroyo, volto di punta di EWTN, ha definito le sortite di Trump come uno “sciatto e irrispettoso attacco al Papa”, segnando una svolta clamorosa per il network conservatore.
Silenzi strategici e arene vuote
Colpisce il silenzio dei “pesi massimi” del conservatorismo. Il cardinale Raymond Burke, nonostante i passati attriti con Papa Francesco, non sembra intenzionato a sostenere la crociata di Trump contro Leone XIV, specialmente dopo che quest’ultimo gli ha permesso di tornare a celebrare la messa in latino a San Pietro. Anche il cardinale di New York, Timothy Dolan, osserva un cauto riserbo, ignorando le maldestre indicazioni di Trump che lo voleva come candidato ideale al Conclave.
Il termometro del malcontento è stato registrato in Georgia, durante un evento di Turning Point. James Vance, di ritorno da una difficile missione in Pakistan, si è trovato di fronte a un’arena semi-vuota e a un uditorio cattolico scettico, irritato dall’aggressività dell’amministrazione verso il Vaticano.
Tra messianismo e realtà
La deriva “religiosa” di Trump ha raggiunto vette che molti fedeli considerano blasfeme: dall’uso di immagini generate dall’IA che lo ritraggono in abiti papali, fino a video in cui si paragona a Gesù Cristo intento a guarire i malati.
“La pretesa di Trump di porsi come un ‘Papa americano’ alternativo si è rivelata non solo velleitaria, ma ridicola agli occhi di chi abbraccia realmente la fede.”
Mentre la Casa Bianca cerca di seminare zizzania nelle frange più estremiste del tradizionalismo, i temi etici e sociali — dalle deportazioni di massa alla gestione dei conflitti internazionali — stanno ricompattando i vescovi. La dichiarazione dell’arcivescovo Timothy Broglio, che ha definito “moralmente accettabile” la disubbidienza dei soldati a ordini ingiusti, è il segnale che il limite è stato superato.
L’incognita delle Midterm
Con le elezioni di medio termine all’orizzonte tra sei mesi, la strategia di Trump potrebbe rivelarsi un boomerang. Invece di una spaccatura nella Chiesa, il Presidente rischia di provocare una fuga dei Repubblicani moderati e dei cattolici praticanti dal suo movimento. Se il “gelo” dovesse persistere, il voto papista, decisivo nel 2024, potrebbe diventare il principale ostacolo alla sopravvivenza politica dell’attuale amministrazione.

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