Iran: «Amiamo l’Italia perché dovremmo colpirla?» La diplomazia social, le battute, gli interessi

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Il regime di Teheran punta a incrinare l’asse Usa-Ue sfruttando le paure dell’Europa e il “fattore Trump”.

di Redazione

«Perché dovremmo colpire l’Italia? Noi amiamo il popolo italiano, il calcio, il cibo. Amiamo Roma, Venezia, la Sicilia e tutto ciò che sta in mezzo». Con questo messaggio, partito quasi paradossalmente dall’ambasciata iraniana in Thailandia, Teheran ha scelto la via del soft power e dei social media per rispondere alle recenti dichiarazioni bellicose di Donald Trump. Il Presidente americano aveva infatti evocato lo spettro di un’arma nucleare iraniana capace di «far saltare in aria l’Italia in due minuti». La replica degli ayatollah non è solo una battuta di spirito, ma una mossa studiata per corteggiare un’Europa sempre più insofferente verso i diktat della Casa Bianca.

La strategia della “falla”

Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad, l’Iran ha cambiato rotta. Se prima l’Europa veniva ignorata perché considerata troppo remissiva verso Washington, oggi Teheran vede nei 27 Paesi membri un interlocutore fragile, spaventato e, soprattutto, colpito duramente nei portafogli. Con bollette energetiche costate già 22 miliardi di euro, il fronte europeo mostra segni di stanchezza. Perfino leader come Giorgia Meloni o i sovranisti franco-tedeschi sembrano ora desiderosi di svincolarsi dall’abbraccio, ritenuto soffocante, dell’amministrazione Trump.

L’analisi del think tank Quincy Institute è chiara: Teheran sta testando la profondità della spaccatura tra le due sponde dell’Atlantico. L’obiettivo è divide et spera: trasformare il disappunto europeo per essere stati snobbati a favore di Israele in un’occasione di dialogo diretto con l’Iran.

I tavoli della discordia: Hormuz e Uranio

La diplomazia iraniana sta giocando su più tavoli tecnici per attirare l’interesse dell’Ue:

  • Il pedaggio di Hormuz: Si discute di un “casello” marittimo nello Stretto. Teheran ipotizza pagamenti in bitcoin per aggirare le sanzioni Usa, una proposta che alcuni funzionari europei vedono come una possibile compensazione economica per Teheran.

  • Il dossier Libano: L’Ue, guidata da Ursula von der Leyen, chiede con forza lo stop alle bombe sul Libano per proteggere Beirut. Un punto di convergenza con l’Iran, che ha necessità di tutelare Hezbollah.

  • L’enigma dell’uranio: Resta il nodo dei 450 kg di uranio arricchito, ma il ministro degli Esteri Abbas Araghchi sta già tessendo relazioni con i colleghi francesi e tedeschi, saltando la mediazione americana.

Il rischio del “punto di rottura”

La tensione salirà nelle prossime ore a Parigi, dove Emmanuel Macron e Keir Starmer incontreranno i Paesi che non intendono partecipare attivamente al conflitto. Il punto critico è lo sminamento dello Stretto di Hormuz. Il Pentagono pretende che siano Italia, Germania e Gran Bretagna a procedere, ma Teheran è stata categorica: qualsiasi operazione navale sarà considerata un «atto ostile» pari a un blocco dei porti.

Mentre l’intesa tra Ue e Israele vacilla sotto la pressione di petizioni popolari e malumori diplomatici, l’Iran ha scoperto che la minaccia di chiudere i flussi commerciali è un’arma più efficace della stessa bomba atomica. In questo scenario, le lodi al cibo e alle bellezze italiane non sono che la glassa su una strategia geopolitica aggressiva che mira a lasciare Trump solo, mentre l’Europa cerca una via d’uscita autonoma dalla crisi mediorientale.

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