Il Papa: nella penombra della storia, le Beatitudini luci che rinnovano la vita

All’Angelus in piazza San Pietro, Leone XIV spiega che nel discorso della montagna, Gesù svela il progetto di salvezza di Dio, il solo a poter “saziare chi cerca pace e giustizia”, “fonte di riscatto” e “àncora di verità” nella menzogna. A causa di Cristo e grazie a Lui l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

È una “legge nuova” quella che Gesù “consegna” ai suoi discepoli annunciando le Beatitudini, “luci” che Dio “accende nella penombra della storia, svelando” il suo “progetto di salvezza che realizza attraverso il Figlio, con la potenza dello Spirito Santo”. Ed “è una legge che rinnova la nostra vita e la rende buona, anche quando al mondo sembra fallita e miserabile” dice il Papa all’Angelus, commentando il Vangelo domenicale dalla finestra del Palazzo Apostolico di fronte a 22mila fedeli radunati in piazza San Pietro.

Solo Dio può chiamare davvero beati i poveri e gli afflitti, perché Egli è il sommo bene che a tutti si dona con amore infinito. Solo Dio può saziare chi cerca pace e giustizia, perché Egli è il giusto giudice del mondo, autore della pace eterna. Solo in Dio i miti, i misericordiosi e i puri di cuore trovano gioia, perché Egli è il compimento della loro attesa. Nella persecuzione, Dio è fonte di riscatto; nella menzogna, è àncora di verità. Perciò Gesù proclama: “Rallegratevi ed esultate!”.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL’ANGELUS DI PAPA LEONE XIV

Gesù illumina il senso della storia

Chi ritiene “che Dio sia diverso da come Cristo lo rivela” considera le Beatitudini “un paradosso” e quanti si aspettano “che i prepotenti saranno sempre padroni sulla terra” rimangono sorpresi dal discorso di Gesù; coloro che invece pensano “che la felicità appartenga ai ricchi” potrebbero “credere che Gesù sia un illuso”.

Ma “l’illusione sta proprio nella mancanza di fede verso Cristo”, afferma Leone XIV, che in poche parole descrive l’identità di Gesù: “Egli è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce”, e “illumina il senso della storia: non quella scritta dai vincitori”, bensì “quella che Dio compie salvando gli oppressi”.

Il Figlio guarda al mondo col realismo dell’amore del Padre; all’opposto stanno, come diceva Papa Francesco, “i professionisti dell’illusione. Non bisogna seguire costoro, perché sono incapaci di darci speranza”. Dio, invece, dona questa speranza anzitutto a chi il mondo scarta come disperato.

Un gruppo di fedeli in piazza San Pietro

Un gruppo di fedeli in piazza San Pietro (@Vatican Media)

Una prova di felicità

In pratica le Beatitudini sono “una prova della felicità”; felicità sulla quale il Pontefice invita a riflettere: è “una conquista che si compra o un dono che si condivide”? “La riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano”?

Ma dal Papa anche delle risposte: “‘a causa di Cristo’ e grazie a Lui” succede che “l’amarezza delle prove si trasforma nella gioia dei redenti”. Quella di cui parla Gesù non è “una consolazione lontana”, ma “una grazia costante che ci sostiene sempre, soprattutto nell’ora dell’afflizione”, è la sintesi di Leone, che concludendo ricorda:

Le Beatitudini innalzano gli umili e disperdono i superbi nei pensieri del loro cuore.

Veduta di piazza San Pietro

Veduta di piazza San Pietro (@Vatican Media)

 

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