Dopo l’autosospensione di Rocchi e Gervasoni, la Procura di Milano approfondisce presunte irregolarità legate a designazioni e gestione del Var. Gli inquirenti precisano: Inter e dirigenti nerazzurri non risultano indagati.
di Redazione
L’inchiesta sugli arbitri scuote il calcio italiano e si allarga oltre i primi nomi emersi nelle scorse ore. Secondo quanto riportato dall’AGI, al momento sarebbero cinque gli indagati noti: il designatore arbitrale di Serie A e B Gianluca Rocchi, il supervisore Var Andrea Gervasoni, l’arbitro Daniele Paterna e gli addetti Var Luigi Nasca e Marco Di Vuolo. L’ipotesi al centro del fascicolo della Procura di Milano è quella di concorso in frode sportiva.
Rocchi e Gervasoni si sono autosospesi dai rispettivi incarichi. In una nota diffusa dall’Aia, Rocchi ha definito la scelta “dolorosa e difficile”, spiegando di voler consentire il regolare svolgimento dell’iter giudiziario e dicendosi certo di uscirne senza responsabilità. Anche Gervasoni ha fatto un passo indietro, mentre l’Associazione italiana arbitri è chiamata a gestire una fase di forte pressione mediatica e istituzionale.
L’indagine riguarda episodi della stagione 2024-2025 e, secondo le ricostruzioni giornalistiche, prende in esame sia alcune designazioni arbitrali sia presunte interferenze nella gestione del Var. Tra i casi citati c’è Udinese-Parma del 1° marzo 2025, partita nella quale sarebbero finiti sotto la lente comportamenti e comunicazioni avvenuti attorno alla sala Var.
Un altro fronte riguarda il racconto dell’ex arbitro Pasquale De Meo, che all’AGI ha parlato dell’esistenza di una presunta “segnaletica” utilizzata per comunicare con gli addetti al Var. De Meo ha citato anche gesti concordati nei raduni arbitrali, tra cui quello definito del “sasso-carta-forbice”, sostenendo che servissero a far arrivare indicazioni agli operatori video durante le partite.
Gli accertamenti sono ancora in corso e il primo passaggio giudiziario rilevante è fissato per il 30 aprile, quando sono previsti gli interrogatori. Nel frattempo, gli inquirenti hanno precisato un punto politicamente e sportivamente sensibile: l’Inter e i suoi dirigenti non risultano indagati nell’inchiesta. Il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta ha respinto ogni ipotesi di coinvolgimento del club, dichiarandosi sorpreso dalle notizie emerse e ribadendo la correttezza della società.
Il caso, per la sua portata, riapre inevitabilmente il tema della fiducia nel sistema arbitrale e nel funzionamento del Var. Al momento, però, il quadro resta quello di un’indagine preliminare: le accuse devono essere verificate, gli indagati potranno chiarire la propria posizione e sarà la Procura a stabilire se gli elementi raccolti siano sufficienti per procedere oltre.

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