Il vicepresidente del Consiglio regionale attacca il presidente della Regione dopo il sopralluogo alla diga: Decaro annuncia l’entrata in funzione dell’invaso e parla di acqua per 12 mila ettari, ma Perrini replica che senza una rete davvero utilizzabile gli agricoltori rischiano di restare ancora a secco.
di Salvatore Stano
TARANTO (EN24) – Sull’invaso Pappadai di Monteparano, più che l’acqua, per ora scorrono le parole. E sono parole che segnano una distanza politica netta tra la narrazione della Regione e la realtà che, secondo l’opposizione, resta ancora tutta da verificare. Da una parte il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che dopo il sopralluogo a Monteparano ha parlato di una diga che “finalmente” entra in funzione grazie all’acqua in eccesso proveniente dalla Basilicata. Dall’altra il vicepresidente del Consiglio regionale, Renato Perrini, che smonta quella lettura e affonda: “È un inganno, basta false speranze”.

La visita istituzionale di Decaro e dell’assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli all’invaso del Pappadai è stata presentata come un passaggio di svolta. Il messaggio del governatore è chiaro: dopo trent’anni, quella vasca viene finalmente utilizzata; le piogge hanno riempito gli invasi, l’acqua non è stata dispersa grazie a manovre idrauliche e ora il Pappadai può dare una risposta importante al territorio. Decaro si è spinto oltre, sostenendo che quell’acqua potrà servire fino a 12 mila ettari di territorio jonico, consentendo di affrontare la prossima stagione estiva in maniera più tranquilla.


Ma è proprio su questo passaggio che Perrini concentra la sua contestazione. Perché, nella lettura del vicepresidente del Consiglio regionale, il problema non è l’invaso in sé, né il fatto che l’acqua sia arrivata, bensì il salto logico e politico che porta a presentare come quasi acquisito un beneficio agricolo che, secondo Fratelli d’Italia, non è affatto garantito. “Annunciare trionfalmente, come ha fatto Decaro, che l’invaso del Pappadai è pronto a servire 12 mila ettari nel Tarantino è un inganno”, è la sostanza dell’accusa.
Perrini non nega il dato materiale dell’invaso che viene riempito. Contesta, invece, la rappresentazione pubblica secondo cui da questo discenderebbe automaticamente la disponibilità effettiva di acqua nelle campagne. È qui che la polemica si fa più dura. Insieme al consigliere regionale Giampaolo Vietri, Perrini accusa Decaro di “prendere in giro gli agricoltori” e di sostituire la realtà dei fatti con una comunicazione da effetto, priva però di riscontri concreti sulla funzionalità della rete. Il punto, nella loro ricostruzione, è semplice: se le infrastrutture di distribuzione non sono pienamente funzionanti, l’acqua accumulata nell’invaso non arriverà dove serve davvero.

I consiglieri regionali Vietri e Perrini di Fratelli d’Italia
Ed è questo il cuore dell’affondo politico. Perrini insiste su una domanda che pesa più di ogni slogan: l’acqua per Taranto e per il nord Salento dov’è, concretamente? Perché, secondo quanto denunciato anche dall’onorevole Dario Iaia, deputato ionico di Fratelli d’Italia, ci sarebbero 76 chilometri di condotte inutilizzabili, forse addirittura da rifare completamente per la presenza di amianto. Se questo quadro fosse confermato, il problema non sarebbe l’entrata in funzione dell’invaso, ma l’impossibilità di tradurre quell’entrata in funzione in una distribuzione reale e immediata alle campagne.
Per questo Perrini e Vietri chiedono chiarezza formale, non propaganda. Vogliono sapere se siano stati effettuati interventi di ristrutturazione della rete di distribuzione; se esista un piano già finanziato e operativo per consentire, già dalla prossima stagione estiva, la fornitura dell’acqua per uso irriguo; se la rete sia oggi davvero in esercizio, funzionante e utilizzabile. In altre parole, l’opposizione contesta a Decaro di aver lasciato intendere che il sistema sia pronto, quando invece la parte decisiva, quella che porta l’acqua ai campi, sarebbe ancora piena di incognite.
È vero che lo stesso Decaro, nel suo intervento, ha riconosciuto che “non ci dobbiamo fermare” e che bisogna continuare a lavorare sulle infrastrutture necessarie per affrontare le future crisi idriche. Ed è proprio questo passaggio a chiarire meglio il quadro: il presidente rivendica il fatto che l’invaso sia stato finalmente riempito e reso utilizzabile, ma allo stesso tempo ammette che resta aperto il capitolo degli interventi infrastrutturali. Perrini, però, legge in questa impostazione una forzatura comunicativa: se la rete non è pienamente verificata e disponibile, allora parlare già oggi di svolta per 12 mila ettari significa alimentare aspettative che potrebbero rivelarsi infondate.
Da qui la frase più netta, quella che sintetizza la posizione politica del vicepresidente del Consiglio regionale: “Basta alimentare false speranze. Gli agricoltori meritano rispetto, verità e risposte concrete”. È un’accusa che va oltre il caso singolo del Pappadai e tocca un nervo ormai scoperto del dibattito pugliese: la distanza tra l’annuncio pubblico e la piena operatività delle opere.
Non a caso, sullo sfondo della polemica torna un precedente preciso. Il 23 aprile 2025, un anno fa, l’allora governatore Michele Emiliano aveva dato il via in pompa magna agli interventi per l’entrata in funzione dell’opera, indicando come data certa della consegna il 23 maggio 2025. Quella data, però, non è diventata il punto di arrivo annunciato. L’entrata in funzione, raccontata allora come imminente, non si è compiuta nei tempi proclamati. E oggi, davanti al nuovo sopralluogo celebrativo, il richiamo a quel precedente pesa come una smentita politica della vecchia enfasi istituzionale.

Michele Emiliano
È qui che l’attacco di Perrini trova terreno fertile. Perché il Pappadai diventa l’emblema di un metodo già visto: si comunica la svolta prima che la filiera dell’opera sia davvero conclusa; si valorizza l’immagine dell’evento prima della prova concreta dei risultati; si parla di futuro prossimo come se fosse già presente. Il precedente del proclama di Emiliano del 2025, rimasto senza il compimento promesso nei tempi indicati, rafforza oggi il sospetto dell’opposizione: che anche il sopralluogo di Decaro rischi di essere più una rappresentazione politica che una risposta definitiva agli agricoltori.
In questo senso, Perrini non contesta il fatto che il Pappadai sia una infrastruttura strategica, né che il suo riempimento sia una notizia importante. Contesta il tentativo di trasformare questa fase in una soluzione già pienamente disponibile. Ed è su questo che il suo giudizio diventa durissimo: se l’acqua resta nell’invaso ma non raggiunge i campi, allora la narrazione del successo è prematura; se la rete non è pronta, l’annuncio rischia di essere un inganno; se i problemi strutturali restano aperti, ogni trionfalismo diventa una falsa speranza.
Per gli agricoltori, del resto, non conta la fotografia del sopralluogo. Conta l’acqua nei campi. E finché su questo punto non arriveranno risposte certe, verificabili e immediate, il Pappadai resterà sospeso tra due verità contrapposte: quella di Decaro, che rivendica l’avvio concreto dell’utilizzo dell’invaso, e quella di Perrini, che avverte che senza rete funzionante quell’acqua, per ora, rischia di fermarsi prima del traguardo.

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