Nel videomessaggio alla DePaul University di Chicago, il Papa sostiene chi lavora per l’abolizione della pena capitale negli Stati Uniti e nel mondo. Al centro del suo intervento, il primato del diritto alla vita e la possibilità della redenzione.
di Redazione
Nel cuore di una stagione internazionale segnata da conflitti, polarizzazioni e nuove domande sulla giustizia, Leone XIV torna a porre al centro del dibattito una questione decisiva per la coscienza contemporanea: l’inammissibilità della pena di morte. Lo fa con un videomessaggio inviato alla DePaul University di Chicago, in occasione del 15° anniversario dell’abolizione della pena capitale nello Stato dell’Illinois, celebrato il 24 aprile 2026.
Il Pontefice esprime il proprio sostegno a quanti, negli Stati Uniti e nel mondo, si impegnano per superare definitivamente il ricorso alle esecuzioni capitali. Il suo intervento non si limita a una presa di posizione morale, ma si inserisce nel solco del magistero cattolico più recente, che riconosce nella vita umana un valore inviolabile dal concepimento fino alla morte naturale.
Al centro del messaggio vi è una convinzione netta: la tutela del bene comune e l’esigenza di giustizia non richiedono la soppressione della vita del colpevole. Leone XIV richiama infatti la possibilità di sistemi detentivi efficaci, capaci di proteggere la società senza negare alla persona detenuta l’orizzonte della conversione, della responsabilità e della redenzione.
Il riferimento è anche al Catechismo della Chiesa Cattolica, nella formulazione approvata da Papa Francesco nel 2018, secondo cui la pena di morte è da considerarsi “inammissibile” perché ferisce l’inviolabilità e la dignità della persona. Una dignità che, sottolinea il Papa, non viene cancellata nemmeno quando sono stati commessi crimini gravissimi.
La scelta dell’Illinois assume in questo quadro un forte valore simbolico. Lo Stato abolì la pena capitale il 9 marzo 2011, dopo la ratifica dell’allora governatore Pat Quinn, a seguito delle decisioni adottate da Camera e Senato locali nei mesi precedenti. A quindici anni da quella svolta, il messaggio di Leone XIV rilancia l’abolizione non come rivendicazione di parte, ma come traguardo di civiltà giuridica e umana.
Le parole del Papa si collocano inoltre in continuità con quanto affermato il giorno precedente, il 23 aprile, durante il volo di ritorno dall’Africa, quando aveva condannato l’uccisione delle persone e ribadito il rifiuto della pena capitale. Il filo conduttore è chiaro: nessuna società può dirsi pienamente giusta se, per difendere la giustizia, assume su di sé il potere irreversibile di togliere la vita.
Il messaggio si chiude con un auspicio che guarda oltre l’evento commemorativo di Chicago: che l’impegno contro la pena di morte favorisca un riconoscimento sempre più ampio della dignità di ogni persona e incoraggi altri a lavorare per la stessa causa. In questa prospettiva, Leone XIV consegna alla comunità internazionale una visione esigente della giustizia: non vendetta, ma custodia della vita; non cancellazione del colpevole, ma difesa della dignità umana anche nelle sue ferite più profonde.

Be the first to comment on "Leone XIV rilancia l’appello universale contro la pena di morte: “La dignità non si perde neppure davanti al crimine”"