La premier rivendica i dati su occupazione, export e investimenti, difende il taglio delle tasse al ceto medio e attacca la patrimoniale. Sangalli: il terziario è motore del Paese
di Redazione
(EN24) – Giorgia Meloni sceglie l’Assemblea generale di Confcommercio per rivendicare la tenuta dell’economia italiana e rilanciare la linea del governo su imprese, tasse, ceto medio e legalità. Davanti alla platea riunita all’Auditorium della Conciliazione di Roma, la presidente del Consiglio ha alternato orgoglio per i risultati raggiunti e appello a non fermarsi, con una formula che sintetizza il senso del suo intervento: l’Italia deve fare meglio, ma sarebbe sbagliato ignorare i segnali positivi arrivati dai dati macroeconomici.
Il discorso della premier si è inserito in una giornata dedicata al ruolo del commercio, del turismo, dei servizi e delle professioni nella crescita nazionale. Confcommercio, ha detto Meloni, è una delle colonne del sistema Italia, una forza diffusa e radicata, capace di rappresentare non solo interessi economici ma anche comunità, territori e vita quotidiana del Paese.
La presidente del Consiglio ha respinto quella che considera una narrazione eccessivamente pessimistica sull’Italia. Ha riconosciuto che i problemi non sono tutti risolti e che resta molto da fare, ma ha definito altrettanto sbagliato sminuire il quadro incoraggiante restituito da occupazione, export, investimenti esteri e primi segnali di ripresa della produzione industriale. Il Paese, secondo Meloni, non si è lasciato bloccare da un racconto dominato dal pessimismo, ma ha reagito mostrando carattere.
Il passaggio più politico è arrivato sul fisco. Meloni ha confermato l’obiettivo di alleggerire il carico fiscale sul ceto medio, rivendicando la riduzione delle tasse già avviata sui redditi più bassi e promettendo nuovi interventi. La linea del governo, ha spiegato, non è tassare i patrimoni, ma creare le condizioni perché gli italiani possano costruirne uno dopo anni di lavoro e sacrifici.
La premier ha così marcato la distanza dalle proposte dell’opposizione sulla patrimoniale e ha cercato di parlare direttamente al mondo delle piccole e medie imprese, dei commercianti e dei lavoratori autonomi. Il messaggio è chiaro: il governo vuole accompagnare chi produce ricchezza e occupazione, evitando di appesantire il sistema con nuove tasse o ostacoli burocratici.
Altro tema centrale è stato il rispetto delle regole. Meloni ha affermato che l’Italia non può essere trattata come un Paese in cui tutto è consentito e ha rivendicato le misure contro le imprese “apri e chiudi”, attività che cessano dopo pochi mesi senza pagare tasse e contributi per poi riaprire sotto altra forma. Secondo la premier, il contrasto a queste pratiche non è solo una questione fiscale, ma anche di concorrenza leale verso gli imprenditori onesti.
La presidente del Consiglio ha parlato di 24mila attività chiuse nell’ambito dell’azione contro questo fenomeno, spesso collegato a forme di evasione, irregolarità e sfruttamento. Il punto, nella lettura del governo, è proteggere il mercato da chi lo altera: senza regole non ci sono imprese sane, e senza imprese sane non ci può essere crescita stabile.
Nel suo intervento, Meloni ha insistito anche sul rapporto tra politica e corpi intermedi. Nessun governo, ha detto in sostanza, può risolvere da solo i problemi del Paese. Per questo ha chiesto un’alleanza con le rappresentanze economiche e sociali, fondata su responsabilità, fiducia e collaborazione. È una posizione che riconosce a Confcommercio un ruolo non soltanto associativo, ma politico-sociale nel senso più ampio: fare da ponte tra istituzioni, imprese e cittadini.
La relazione del presidente Carlo Sangalli aveva già posto al centro il peso del terziario. Secondo Confcommercio, commercio, turismo e servizi rappresentano il principale motore dell’economia italiana, contribuiscono per oltre la metà del valore aggiunto nazionale e hanno creato quasi quattro milioni di posti di lavoro negli ultimi trent’anni. Sangalli ha ricordato che le imprese del terziario sono il volto delle città, animano i territori e danno forma alla vita quotidiana delle persone.
Il presidente di Confcommercio ha però richiamato anche le criticità strutturali: burocrazia, pressione fiscale, crisi demografica, ritardi nella partecipazione femminile al lavoro, difficoltà dei giovani e incertezze internazionali. La richiesta al governo è di proseguire sulla strada della semplificazione, della riduzione del carico tributario e della certezza del diritto.
Dentro questo quadro, l’intervento di Meloni ha cercato di tenere insieme due registri: la difesa dei risultati del governo e la consapevolezza che la crescita italiana resta fragile, esposta a guerre, dazi, crisi energetiche e tensioni sui mercati globali. L’ottimismo rivendicato dalla premier non è stato presentato come autocelebrazione, ma come rifiuto dell’idea di un Paese condannato al declino.
La formula finale è stata un invito all’azione. Per Meloni, non è il tempo dei dubbi o dell’attesa, ma il tempo di osare, investire, lavorare e credere nelle possibilità dell’Italia. Un appello rivolto alle imprese, ma anche alla politica e ai corpi intermedi, chiamati a condividere responsabilità e obiettivi.
L’Assemblea di Confcommercio diventa così un passaggio rilevante nel racconto economico del governo. Da una parte la premier rivendica stabilità, occupazione e fiducia internazionale; dall’altra promette nuove misure su tasse, legalità e sostegno al ceto medio. La sfida, ora, sarà trasformare questo messaggio in politiche capaci di incidere sui nodi che le imprese indicano da tempo: costi, burocrazia, produttività, credito e competenze.
Per il mondo del commercio e dei servizi, il confronto con il governo resta aperto. Meloni ha chiesto fiducia e collaborazione; Confcommercio chiede regole più semplici, meno pressione fiscale e un’Italia capace di competere senza perdere la propria identità. È su questo terreno, tra orgoglio nazionale e problemi concreti, che si misurerà la prossima fase della politica economica.

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