Meloni-Frederiksen, asse europeo sull’immigrazione: «No a flussi incontrollati, servono rigore e rimpatri»

Instagram - Le premier Giorgia Meloni e Mette Frederiksen

La premier italiana e la presidente del Consiglio danese lanciano un messaggio comune all’Europa. Al centro della proposta il contrasto all’immigrazione illegale, il rispetto dei valori europei e il rafforzamento delle procedure di rimpatrio anche attraverso hub nei Paesi terzi.

di Redazione

(EN24) – Un messaggio politico comune rivolto all’Europa, nel pieno di una fase particolarmente delicata sul fronte migratorio. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen hanno ribadito la necessità di una linea più rigorosa nella gestione dei flussi migratori, sottolineando la loro contrarietà a un’immigrazione incontrollata verso il continente.

Le due leader, espressione di tradizioni politiche differenti, hanno affidato a un messaggio congiunto sui social una posizione destinata ad avere un peso nel dibattito europeo. «Siamo unite dal nostro desiderio di difendere l’Europa», hanno scritto, richiamando la comune volontà di tutelare i valori europei e di garantire che chi entra nel territorio dell’Unione rispetti le regole e i principi delle società europee.

Il punto centrale dell’intervento è il rifiuto dell’immigrazione irregolare e non governata. Meloni e Frederiksen sostengono la necessità di rafforzare gli strumenti a disposizione degli Stati per controllare i confini, accelerare le procedure e rendere effettivi i rimpatri delle persone che non hanno titolo a rimanere nell’Unione europea.

La posizione comune arriva in un momento nel quale la questione migratoria è tornata prepotentemente al centro dell’agenda europea. La recente crisi di Ceuta, le tensioni tra alcuni Paesi membri sulla gestione dei movimenti secondari e il confronto sui trasferimenti dei richiedenti asilo hanno riportato in primo piano la necessità di una politica europea più coordinata.

Per Meloni e Frederiksen, tuttavia, il tema non può essere affrontato soltanto attraverso la gestione degli arrivi. Una parte fondamentale della strategia deve riguardare ciò che accade dopo l’ingresso nell’Unione, a partire dall’effettività delle decisioni di rimpatrio.

È proprio su questo terreno che assume particolare rilievo la proposta di rafforzare gli strumenti per i rimpatri e di sviluppare centri o hub nei Paesi terzi, dove possano essere gestite determinate procedure relative alle persone prive del diritto di permanere sul territorio europeo. La linea sostenuta dalle due premier punta quindi a spostare una parte della gestione migratoria fuori dai confini dell’Unione, attraverso accordi con Stati partner e strumenti di cooperazione.

Il messaggio politico assume un significato particolare anche per la provenienza delle due leader. Meloni guida un governo di centrodestra in Italia, mentre Frederiksen è esponente della socialdemocrazia danese. La convergenza sulla necessità di una maggiore fermezza in materia migratoria dimostra quanto il tema abbia progressivamente superato i tradizionali confini della contrapposizione tra destra e sinistra in Europa. La stessa Frederiksen ha assunto negli ultimi anni una posizione particolarmente rigorosa sulla gestione dell’immigrazione.

Il messaggio di Roma e Copenaghen arriva inoltre mentre l’Italia è impegnata in un confronto diretto con altri partner europei proprio sulla gestione dei flussi. Nei giorni scorsi il rapporto con la Spagna è stato segnato dalla decisione italiana di introdurre controlli temporanei nei confronti dei cittadini di Paesi terzi provenienti dal territorio spagnolo, dopo la massiccia crisi migratoria registrata a Ceuta.

Parallelamente, Berlino ha riaperto il dossier dei trasferimenti dei richiedenti asilo verso i Paesi di primo ingresso, chiedendo che il sistema europeo torni a funzionare pienamente. Una dinamica che rischia di riportare al centro della discussione il rapporto tra responsabilità degli Stati di frontiera e principio di solidarietà europea.

La linea indicata da Meloni e Frederiksen si inserisce dunque in una più ampia richiesta di cambio di paradigma nella politica migratoria dell’Unione: meno gestione emergenziale degli arrivi e maggiore capacità di prevenzione, controllo delle frontiere, cooperazione con i Paesi di origine e transito e concreta esecuzione dei rimpatri.

Per la presidente del Consiglio italiana, si tratta anche della prosecuzione di una battaglia politica che il Governo ha portato al centro del confronto europeo fin dal suo insediamento. L’obiettivo dichiarato è fare della gestione dei flussi una responsabilità condivisa dell’Unione e non soltanto dei Paesi maggiormente esposti alle rotte del Mediterraneo.

Il punto politico più significativo è forse proprio questo: la questione migratoria non viene più presentata esclusivamente come una responsabilità dei Paesi di primo approdo, ma come una questione europea che coinvolge sicurezza, controllo delle frontiere, cooperazione internazionale e capacità degli Stati di far rispettare le proprie decisioni.

«Difendere l’Europa» significa, nella prospettiva delineata dalle due premier, costruire una politica migratoria capace di distinguere tra chi ha diritto alla protezione e chi invece non possiede i requisiti per rimanere, garantendo nel primo caso accoglienza e integrazione e nel secondo procedure di rimpatrio effettive.

È una linea destinata a suscitare un nuovo confronto all’interno delle istituzioni europee, ma anche a consolidare un fronte politico sempre più ampio favorevole a un rafforzamento dei controlli e delle politiche di rimpatrio. E l’intesa tra Roma e Copenaghen dimostra che, sul tema dell’immigrazione, le tradizionali categorie politiche europee stanno rapidamente cambiando.

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Nota redazionale: La notizia è stata verificata e rielaborata dalla Redazione sulla base delle fonti indicate.

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