Il nuovo fronte europeo sull’asilo dopo l’entrata in vigore del Patto Ue. Berlino annuncia la ripresa dei trasferimenti verso i Paesi di primo approdo, ma Roma replica: «Non abbiamo “dublinanti” da riprendere».
di Redazione
(EN24) – Si riapre il confronto europeo sulla gestione dei migranti richiedenti asilo. La Germania ha annunciato l’intenzione di riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei cosiddetti “dublinanti”, cioè delle persone che, dopo essere entrate nell’Unione europea attraverso un altro Stato membro, presentano successivamente domanda di protezione internazionale in Germania. La questione si inserisce nel nuovo quadro europeo delineato dal Patto sulla migrazione e l’asilo, entrato nella fase applicativa il 12 giugno 2026.
La posizione di Berlino è stata espressa con chiarezza: il funzionamento del sistema di Dublino viene considerato una condizione essenziale per il funzionamento del sistema europeo comune di asilo. La Germania si aspetta quindi che tornino operativi i trasferimenti verso gli Stati di primo ingresso, tra cui Italia e Grecia.
Il tema assume particolare rilevanza per l’Italia, considerata la posizione geografica nel Mediterraneo e il numero di migranti arrivati negli ultimi anni attraverso le rotte del Mediterraneo centrale. Secondo le ricostruzioni pubblicate in queste ore, dal 2022 sarebbero circa 340 mila le persone arrivate sul territorio italiano e successivamente dirette verso altri Paesi europei.
La risposta italiana, tuttavia, è stata netta. Fonti del Viminale hanno precisato che Roma non considera attualmente esistente un arretrato di persone da riprendere in applicazione delle vecchie regole di Dublino. L’Italia sostiene infatti che, con l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo, sia stato definito anche un accordo con alcuni Paesi partner che avrebbe azzerato la questione relativa ai precedenti ingressi.
È proprio su questo punto che si concentra il confronto tra Roma e Berlino. Da una parte la Germania richiama il principio secondo cui il Paese di primo ingresso mantiene una responsabilità nell’esame della domanda di asilo; dall’altra l’Italia sostiene che il nuovo quadro europeo e gli accordi intervenuti tra gli Stati abbiano modificato la gestione delle posizioni pregresse.
La questione non è soltanto politica, ma anche giuridica e amministrativa. Il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo mantiene infatti il principio della responsabilità del Paese di primo approdo, introducendo contemporaneamente un meccanismo di solidarietà tra gli Stati membri. L’obiettivo è cercare un equilibrio tra la responsabilità dei Paesi situati alle frontiere esterne dell’Unione e una maggiore condivisione degli oneri migratori.
Secondo le informazioni emerse nelle ultime ore, Berlino avrebbe già programmato un primo trasferimento verso l’Italia per il 19 agosto. Si tratterebbe di una giovane cittadina somala di 22 anni, arrivata in Germania dopo essere transitata dall’Italia. Il caso potrebbe quindi diventare il primo banco di prova concreto della nuova fase dei rapporti tra i due Paesi sul fronte delle procedure di Dublino.
Il confronto arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per la politica migratoria europea. Le recenti tensioni legate alla crisi di Ceuta e le decisioni assunte da alcuni governi sul controllo delle frontiere stanno infatti riportando al centro dell’agenda europea la questione della gestione dei flussi, dei rimpatri e della responsabilità dei singoli Stati membri.
Per l’Italia, dunque, la partita non riguarda soltanto il numero dei migranti eventualmente trasferiti dalla Germania, ma soprattutto l’interpretazione delle nuove regole europee e il rapporto tra responsabilità del Paese di primo ingresso e principio di solidarietà tra Stati membri.
Il confronto tra Roma e Berlino potrebbe trasformarsi nelle prossime settimane in un test significativo per il nuovo sistema europeo dell’asilo. Se il meccanismo dei trasferimenti tornerà effettivamente operativo, sarà necessario stabilire con precisione quali persone rientrino nella procedura, in base a quale disciplina e secondo quali accordi tra gli Stati.

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