Meloni frena sul disgelo con Trump: “Putin al G20 sarebbe un errore”

Da Cipro la premier ribadisce la solidità dei rapporti con gli Stati Uniti, ma prende le distanze dagli strappi dell’amministrazione americana contro Nato ed Europa. Sul vertice in Florida: “Non siamo noi a dover fare passi verso Putin”.

di Redazione

Giorgia Meloni sceglie la prudenza, ma anche la fermezza. Dal vertice dei leader europei a Cipro, la presidente del Consiglio frena sull’ipotesi di un disgelo immediato con Donald Trump e marca una distanza politica netta su uno dei dossier più sensibili del momento: la possibile presenza di Vladimir Putin al G20 in Florida, previsto a dicembre. Per Meloni, un invito al leader russo sarebbe “un errore”, perché questo non è il tempo delle aperture verso Mosca, ma delle richieste di passi concreti al Cremlino.

La premier conferma di non aver sentito Trump negli ultimi giorni e nega iniziative particolari per attenuare la tensione tra Roma e Washington. Allo stesso tempo, precisa che i rapporti con gli Stati Uniti restano “sempre solidi”. È una linea di equilibrio: nessuna rottura con l’alleato transatlantico, ma neppure adesione automatica alle scelte della Casa Bianca quando queste entrano in frizione con la postura europea e con la tenuta dell’Alleanza Atlantica.

Il punto più delicato riguarda la Nato. Meloni non nasconde il disagio per i continui attacchi dell’amministrazione Trump all’Alleanza, all’Europa e alle iniziative internazionali promosse dagli alleati. Le tensioni, spiega, non possono essere viste positivamente: l’obiettivo deve essere rafforzare la Nato, non indebolirla. In particolare, la premier insiste sulla necessità di consolidare la colonna europea dell’Alleanza Atlantica, considerandola complementare e non alternativa al patto transatlantico.

La distanza da Washington emerge anche sul fronte russo. L’eventuale invito di Putin al G20 viene letto da Meloni come un segnale politicamente sbagliato. “Questo è il momento in cui siamo noi a chiedere a lui di fare qualche passo avanti, e non noi a farlo nei suoi confronti”, afferma la presidente del Consiglio, ribadendo una linea coerente con il sostegno europeo all’Ucraina e con la pressione diplomatica su Mosca.

Il vertice di Cipro si inserisce in un quadro più complesso per il governo italiano. Sul tavolo ci sono la crisi energetica, la mancata uscita dalla procedura per deficit, il confronto con Bruxelles sulle spese straordinarie e il posizionamento internazionale dell’Italia in una fase di rapporti più freddi tra Europa e Stati Uniti. Meloni prova a tenere insieme due esigenze: preservare il legame strategico con Washington e, al tempo stesso, non rinunciare alla centralità europea dell’Italia.

Nel corso del vertice, la premier ha avuto anche un bilaterale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, riconoscendo che sul Patto di stabilità le posizioni restano distanti ma manifestando la volontà di avvicinarle. Non c’è stato invece un incontro con Ursula von der Leyen, mentre resta fredda la posizione della Commissione sulla proposta italiana di scorporare alcune spese legate alla crisi energetica.

Accanto ai dossier europei, Meloni ha affrontato anche il tema del Libano, incontrando il presidente Joseph Aoun. L’Italia conferma il sostegno ai negoziati tra Israele e Libano e considera necessaria una presenza internazionale al confine. La missione Unifil scadrà a fine anno e, secondo la premier, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres dovrà formulare proposte su come garantire la continuità della presenza in Libano.

La giornata cipriota restituisce dunque l’immagine di una Meloni più cauta nei confronti di Trump e più allineata alla postura europea. La premier non rompe con Washington, ma non accetta che la relazione transatlantica si traduca in una subordinazione politica. Il messaggio è duplice: l’Italia resta ancorata agli Stati Uniti e alla Nato, ma in questa fase intende difendere la coesione europea, il sostegno all’Ucraina e una linea di responsabilità verso Mosca.

Il nodo Putin-G20 diventa così il simbolo di una partita più ampia. Invitare il leader russo significherebbe, agli occhi di Palazzo Chigi, concedere un riconoscimento politico prima che Mosca abbia dato segnali reali. E per Meloni, almeno oggi, il passo non spetta all’Occidente: spetta a Putin.

Be the first to comment on "Meloni frena sul disgelo con Trump: “Putin al G20 sarebbe un errore”"

Leave a comment