Trump attacca Harry, Starmer e Meghan, ma salva re Carlo: diplomazia e tensioni alla vigilia della visita negli Stati Uniti

Il presidente americano prende di mira il principe Harry dopo la visita a Kiev, critica il governo britannico e riaccende lo scontro con Meghan Markle. Ma riserva parole distensive per Carlo III, atteso lunedì negli Usa in un passaggio delicato per i rapporti tra Washington e Londra.

di redazione

Donald Trump torna a scuotere i rapporti tra Stati Uniti e Regno Unito, alternando attacchi frontali e gesti di diplomazia personale. Nel mirino finiscono il principe Harry, il premier britannico Keir Starmer e Meghan Markle; al riparo, invece, resta re Carlo III, che lunedì è atteso in visita negli Stati Uniti. Una distinzione non casuale, che conferma il tentativo del presidente americano di separare il rapporto con la Corona dalle tensioni politiche con Londra.

La nuova polemica nasce dopo la visita del principe Harry a Kiev. Trump ha contestato le parole e il ruolo pubblico del duca di Sussex, sottolineando che Harry “non parla per conto del Regno Unito”. Una frase che mira a ridimensionare il peso politico delle sue dichiarazioni e, al tempo stesso, a chiudere ogni possibile sovrapposizione tra l’iniziativa personale del principe e la posizione ufficiale britannica.

Il presidente americano ha poi riaperto il fronte con Meghan Markle, già in passato bersaglio di critiche da parte sua. L’attacco alla duchessa si inserisce in una narrazione politica e mediatica ormai consolidata, nella quale Trump contrappone la monarchia istituzionale, rappresentata da Carlo, alla dimensione più mediatica e controversa dei Sussex. È una strategia comunicativa che parla tanto alla politica internazionale quanto al pubblico interno americano.

Più delicato è il capitolo Starmer. Secondo quanto riportato da Repubblica, le tensioni tra Washington e Londra si erano già acuite dopo le minacce di ritorsioni contro il Regno Unito, accusato da Trump di non aver sostenuto adeguatamente gli Stati Uniti nella guerra in Iran. In questo clima, le parole contro il premier britannico assumono un valore politico più ampio: non sono solo una critica personale, ma un messaggio all’alleato storico in una fase di rapporti transatlantici più instabili.

Il contrasto con il trattamento riservato a Carlo III è evidente. Trump ha infatti indicato la visita del sovrano come un’occasione per migliorare i rapporti con gli Stati Uniti. Il re diventa così, almeno nella lettura della Casa Bianca, un canale di stabilizzazione simbolica: una figura capace di mantenere aperto un dialogo istituzionale anche quando i rapporti politici tra i governi attraversano una fase di attrito.

La visita di Carlo negli Stati Uniti arriva dunque in un momento tutt’altro che ordinario. Sullo sfondo ci sono dossier pesanti: il ruolo britannico nello scenario mediorientale, le frizioni tra alleati occidentali, le pressioni americane su Londra e le ipotesi di ritorsioni che hanno coinvolto anche temi sensibili come le isole contese e gli equilibri della Nato. La diplomazia reale, tradizionalmente costruita su toni misurati e continuità istituzionale, dovrà muoversi dentro una cornice politica più aspra del consueto.

Il caso mostra ancora una volta il modo in cui Trump utilizza il linguaggio personale come strumento di pressione internazionale. Attaccare Harry, Meghan e Starmer consente al presidente americano di parlare contemporaneamente a tre pubblici: la base politica interna, l’opinione pubblica britannica e i governi alleati. Salvare Carlo, invece, gli permette di non rompere del tutto il filo con Londra, lasciando alla monarchia il ruolo di ponte simbolico.

Ne emerge una relazione anglo-americana attraversata da una doppia dinamica: scontro politico e cortesia istituzionale. Trump alza il livello dello scontro con Downing Street e con i Sussex, ma tiene aperta la porta con Buckingham Palace. In questa distinzione si misura la delicatezza del momento: tra Washington e Londra il rapporto speciale resiste, ma non è più immune da fratture, personalismi e nuove prove di forza.

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