Meloni: «Sull’energia servono risposte strutturali». All’Europa la richiesta di più flessibilità

La presidente del Consiglio all’assemblea di Assolombarda: crescita 2026 possibile all’1%, ma «non basta». Nel mirino caro energia ed ETS. A Bruxelles il governo chiederà margini sui conti pubblici e misure per difendere la competitività dell’industria europea

di Redazione

(EN24) – Energia, crescita, competitività e regole europee. Giorgia Meloni sceglie l’assemblea generale di Assolombarda, a Milano, per mettere in fila alcune delle priorità economiche del governo e per anticipare i temi che l’Italia porterà al prossimo Consiglio europeo. Il messaggio della presidente del Consiglio è che l’economia italiana, pur in un contesto internazionale difficile, ha mostrato una capacità di tenuta superiore ad alcune previsioni, ma che per rilanciare stabilmente la crescita occorrono interventi strutturali, a partire dal costo dell’energia che continua a rappresentare uno dei principali problemi per il sistema produttivo.

Secondo Meloni, i dati relativi ai primi sei mesi dell’anno indicano per il 2026 la possibilità di una crescita intorno all’1 per cento, sostanzialmente in linea con le principali economie europee. Un risultato che la premier considera comunque insufficiente rispetto alle potenzialità del Paese, ma sul quale ritiene possibile costruire. Rivolgendosi direttamente agli imprenditori, ha riconosciuto il ruolo svolto dalle aziende e dai lavoratori nella capacità dell’Italia di resistere alle conseguenze di uno scenario internazionale segnato da crisi geopolitiche, aumento dei costi e nuove tensioni commerciali. Per la presidente del Consiglio, l’industria ha però bisogno di uno Stato che la accompagni e la consideri un alleato, evitando di trasformarsi in un ulteriore ostacolo attraverso burocrazia e imposizioni.

Il capitolo più delicato resta quello dell’energia. Meloni ha sostenuto che continuare a intervenire soltanto sulle emergenze non sia più sufficiente e che siano necessarie soluzioni capaci di incidere nel lungo periodo. Il governo, ha ricordato, ha avviato con Bruxelles un confronto per individuare un meccanismo in grado di contenere il prezzo del gas utilizzato nella produzione di energia elettrica. Una discussione che, secondo la premier, sarebbe ormai in una fase avanzata. L’obiettivo è ridurre un differenziale di costo che continua a penalizzare le aziende italiane ed europee nei confronti dei concorrenti internazionali.

Nel ragionamento della presidente del Consiglio entra anche il sistema europeo ETS, il mercato delle quote di emissione. Secondo Meloni, l’attuale meccanismo contribuisce ad aumentare i costi per le imprese e può produrre squilibri competitivi rispetto alle aziende di Paesi che non sono sottoposte agli stessi vincoli ambientali. Il rischio indicato è quello della delocalizzazione delle produzioni ad alta intensità energetica senza un beneficio reale per l’ambiente: se un’acciaieria europea chiude e la stessa quantità di acciaio viene poi importata da Paesi nei quali gli standard ambientali sono inferiori, le emissioni globali non necessariamente diminuiscono mentre l’Europa perde produzione, occupazione e filiere industriali.

Da qui il richiamo all’autonomia strategica europea. Per Meloni non può essere soltanto un principio politico, ma deve poggiare sulla capacità dell’Europa di conservare settori industriali fondamentali come siderurgia, chimica e fonderie. Il tema sarà al centro del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, nel quale i capi di Stato e di governo discuteranno proprio di competitività e prezzi dell’energia. In vista del vertice, Meloni ha inoltre sottoscritto con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo António Costa. Tra le proposte figurano una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti nei settori strategici, a cominciare da energia e digitalizzazione, un freno all’introduzione di nuovi oneri burocratici e una riduzione degli obblighi di rendicontazione, soprattutto per le piccole e medie imprese.

Nel percorso energetico del governo rientra anche il ritorno al nucleare di nuova generazione. Meloni ha ribadito l’obiettivo di creare le condizioni affinché l’Italia possa arrivare alla prima produzione di energia da nuovo nucleare nel corso del prossimo decennio. Una strategia che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe affiancare lo sviluppo delle fonti rinnovabili e la diversificazione degli approvvigionamenti, con l’obiettivo di ridurre progressivamente la dipendenza energetica dall’estero e assicurare alle imprese prezzi maggiormente competitivi.

La premier ha collegato direttamente le difficoltà dell’economia europea alle tensioni internazionali. La crisi in Iran, la situazione nello Stretto di Hormuz e l’instabilità nel Mar Rosso, ha osservato, stanno producendo conseguenze sui prezzi dell’energia, delle materie prime e dei trasporti, alimentando un’inflazione che ricade sulle famiglie, sulle imprese e anche sui bilanci pubblici. È proprio su questo punto che il governo italiano intende chiedere un intervento dell’Unione europea. I piani nazionali di bilancio erano stati costruiti su un’inflazione programmata dell’1,8 per cento, mentre l’aumento effettivo dei prezzi risulta superiore. Poiché una parte della spesa pubblica viene automaticamente adeguata all’inflazione, il risultato, secondo Meloni, è un incremento di miliardi di euro non provocato da nuove decisioni discrezionali dei governi.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha già posto la questione all’Ecofin e Meloni ha annunciato che la riproporrà personalmente al Consiglio europeo. Roma chiede che l’aumento automatico della spesa determinato dall’inflazione venga considerato nella valutazione dei margini concessi dalle regole comunitarie, evitando che risorse assorbite da fattori esterni finiscano per sottrarre spazio finanziario agli investimenti, alla crescita e al sostegno del sistema produttivo.

Il confronto con Bruxelles riguarda anche il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. L’Italia, ha chiarito Meloni, condivide la necessità di finanziare nuove priorità, compresa la competitività, ma non ritiene accettabile reperire quelle risorse attraverso riduzioni dei fondi destinati alla coesione o alla Politica agricola comune. Per la presidente del Consiglio, la crescita dei territori e la sicurezza alimentare costituiscono parte della stessa strategia di autonomia europea. Su questo fronte l’Italia ha promosso il documento degli “Amici della coesione”, che ha raccolto l’adesione di 22 Paesi membri su 27.

Nel suo intervento Meloni ha inoltre guardato oltre i confini europei, indicando l’Africa come un’area nella quale le imprese italiane dovrebbero rafforzare la propria presenza. Se Stati Uniti e Paesi del Golfo sono considerati mercati immediatamente attrattivi, il continente africano, ha ricordato, è il più giovane del pianeta e comprende economie destinate a crescere nei prossimi decenni. Una prospettiva che il governo collega anche alla strategia del Piano Mattei e all’obiettivo di consolidare la presenza economica italiana nel Mediterraneo e nel continente africano.

Il quadro tracciato dalla presidente del Consiglio è dunque quello di un’Italia che punta a crescere in uno scenario molto più complesso rispetto al passato e che chiede all’Unione europea di modificare alcuni strumenti per adeguarli alle nuove condizioni economiche e geopolitiche. Energia a prezzi sostenibili, difesa delle filiere industriali, semplificazione, investimenti e maggiore flessibilità di bilancio saranno alcuni dei punti che Roma porterà al tavolo europeo.

Il prossimo passaggio sarà il vertice di Bruxelles del 15 e 16 ottobre. Competitività e caro energia figurano ufficialmente tra i temi principali dell’incontro. È lì che le richieste avanzate da Meloni a Milano entreranno nel confronto con gli altri leader europei e con la Commissione.

Be the first to comment on "Meloni: «Sull’energia servono risposte strutturali». All’Europa la richiesta di più flessibilità"

Leave a comment