Discepolo della prima comunità cristiana, collaboratore degli apostoli e autore del Vangelo più essenziale e drammatico, Marco è venerato dalla Chiesa il 25 aprile. Il suo simbolo, il leone alato, è diventato emblema di annuncio, coraggio e fede capace di attraversare la storia.
di Salvatore Stano
San Marco Evangelista è una delle figure più significative del cristianesimo delle origini. Il suo nome è legato a uno dei quattro Vangeli canonici, il più breve e, secondo molti studiosi, probabilmente il più antico. Un testo sobrio, rapido, essenziale, nel quale la figura di Gesù emerge con straordinaria intensità: Figlio di Dio, Messia atteso, servo sofferente, Signore che rivela la propria gloria attraverso la croce.
La tradizione identifica Marco con Giovanni Marco, citato negli Atti degli Apostoli. Proveniva da una famiglia vicina alla prima comunità cristiana di Gerusalemme: la casa di sua madre, Maria, è ricordata come luogo di incontro e di preghiera dei discepoli. Marco nasce dunque dentro il cuore vivo della Chiesa nascente, in un ambiente segnato dall’ascolto della predicazione apostolica e dalla memoria dei primi testimoni di Cristo.

Il suo cammino si intreccia con quello di due grandi protagonisti della missione cristiana: Paolo e Barnaba. Proprio Marco fu al centro di un episodio particolarmente umano e significativo. Dopo un primo viaggio missionario, Barnaba desiderava portarlo nuovamente con sé, mentre Paolo si oppose, ricordando che Marco si era separato da loro in Panfilia e non aveva proseguito la missione. Il dissenso fu così forte da provocare la separazione tra Paolo e Barnaba: Barnaba partì con Marco verso Cipro, Paolo scelse Sila e intraprese un altro itinerario.
Questa frattura non diminuisce la statura di Marco; al contrario, ne restituisce un volto profondamente umano. La Chiesa delle origini non fu una comunità idealizzata e senza tensioni, ma un corpo vivo, attraversato da decisioni difficili, incomprensioni e percorsi di maturazione. La vicenda di Marco mostra che anche una fragilità può diventare occasione di crescita. Più avanti, infatti, nelle lettere paoline, Marco riappare accanto a Paolo come collaboratore prezioso. In una delle testimonianze più intense, Paolo chiede che Marco venga condotto da lui, perché gli è “utile per il ministero”. È il segno di una riconciliazione e di una fiducia ritrovata.
La tradizione cristiana collega Marco in modo particolare anche a San Pietro. Secondo antiche testimonianze ecclesiali, egli sarebbe stato discepolo e interprete dell’apostolo, raccogliendone la predicazione e ordinandola nel racconto evangelico. Per questo il Vangelo secondo Marco è spesso letto come una testimonianza fortemente segnata dalla memoria petrina: concreta, immediata, attenta ai gesti di Gesù, ai miracoli, agli incontri, alle reazioni dei discepoli e al progressivo svelarsi del mistero di Cristo.
Il Vangelo di Marco non si apre con genealogie o lunghi discorsi introduttivi. Comincia nel deserto, con la voce di Giovanni Battista che prepara la via del Signore. È da questa immagine che nasce il simbolo tradizionale dell’evangelista: il leone alato. Il leone richiama la voce potente che grida nel deserto, ma anche la regalità di Cristo e la forza dell’annuncio evangelico. Le ali indicano la dimensione spirituale della Parola, capace di elevarsi e di raggiungere ogni popolo.

Lo stile di Marco è diretto e vigoroso. Il suo racconto procede per azioni, spostamenti, incontri e domande. Gesù è presentato come colui che insegna con autorità, guarisce, libera dal male, chiama alla sequela e svela progressivamente la propria identità. Ma questa identità non si comprende pienamente nel successo o nell’entusiasmo delle folle. Per Marco, il vero volto di Cristo si rivela nella Passione.
La croce è il centro teologico e spirituale del Vangelo marciano. Ai piedi del Crocifisso, il centurione romano proclama: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio”. È una delle affermazioni decisive dell’intero racconto. Marco conduce il lettore a riconoscere che la gloria di Dio non coincide con la potenza mondana, ma con l’amore donato fino alla fine. La fede, nel suo Vangelo, non è adesione superficiale, ma cammino dietro a Cristo, anche quando la strada passa attraverso la prova.
Secondo la tradizione, Marco portò poi l’annuncio cristiano ad Alessandria d’Egitto, una delle grandi capitali culturali del Mediterraneo antico. Qui sarebbe diventato il primo vescovo della comunità cristiana locale e avrebbe subito il martirio. Per la Chiesa di Alessandria e per la tradizione copta, San Marco è una figura fondativa: l’evangelizzatore dell’Egitto, il padre di una delle più antiche e prestigiose sedi cristiane.
In Occidente, il suo nome è legato in modo speciale a Venezia. Nell’828, secondo la tradizione, le sue reliquie furono portate da Alessandria alla città lagunare da alcuni mercanti veneziani. Da quel momento San Marco divenne il patrono di Venezia e il suo leone alato assunse un valore religioso, civile e politico. La Basilica di San Marco, edificata per custodirne le reliquie, resta ancora oggi uno dei luoghi più splendidi della cristianità, celebre per i suoi mosaici dorati, che raccontano la fede attraverso la luce, l’arte e la memoria.
La festa liturgica di San Marco Evangelista si celebra il 25 aprile. In questa data la Chiesa fa memoria dell’evangelista, del suo annuncio, della sua testimonianza e del suo martirio. La celebrazione invita i fedeli a tornare all’essenziale del Vangelo: l’incontro con Cristo, la forza della Parola, la disponibilità alla missione e la fedeltà anche nelle difficoltà.

Venezia – Basilica di San Marco – Altare maggiore dove riposa il corpo dell’Evangelista
La ricorrenza liturgica assume un significato particolarmente intenso. Marco insegna che l’annuncio cristiano non nasce dalla perfezione personale, ma dalla disponibilità a lasciarsi trasformare. La sua storia contiene slancio e esitazione, missione e conflitto, caduta e fiducia ritrovata. È proprio questa umanità a renderlo vicino ai credenti di ogni tempo.
Nel giorno della sua festa, San Marco non è ricordato soltanto come autore di un Vangelo o come patrono di Venezia. È venerato come testimone di una Parola viva, capace di attraversare le epoche e parlare ancora all’uomo contemporaneo. Il suo Vangelo, con la sua essenzialità, continua a porre la domanda decisiva: chi è Gesù?
La risposta, per Marco, non è una formula astratta. È un cammino. Si scopre seguendo Cristo sulle strade della Galilea, ascoltando la sua Parola, contemplando i suoi gesti di misericordia, attraversando il mistero della croce e aprendosi alla luce della risurrezione.
Per questo San Marco resta una figura profondamente attuale: evangelista della concretezza, testimone della misericordia, uomo di missione e di riconciliazione. Il suo leone alato continua a evocare la forza dell’annuncio cristiano: una voce che nasce nel deserto, ma non resta nel deserto; una Parola che corre nel mondo, sostenuta dalle ali della fede e illuminata dalla gloria del Risorto.

Be the first to comment on "San Marco Evangelista, il testimone del Vangelo che parla con la forza del leone"