Sanità in Puglia, l’allarme di Salvatore Lenti (Fadoi): «Bloccare le assunzioni non salverà i conti, indebolisce le cure»

Salvatore Lenti, Direttore UOC Medicina Interna all'Ospedale “L. Bonomo” di Andria

Il presidente degli internisti ospedalieri contesta lo slittamento dei concorsi per infermieri e Oss al 2027: «Far tornare i numeri non basta, serve una vera riorganizzazione dei reparti».

di Redazione

BARI – «Senza assistenza non può esserci vera cura». Con queste parole Salvatore Lenti, presidente di Fadoi Puglia (la Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti), definisce il nodo cruciale del piano di risanamento sanitario intrapreso dalla Regione. La scelta di congelare le graduatorie e far slittare al 2027 l’immissione in servizio di infermieri e operatori socio-sanitari (Oss) rischia, secondo i medici, di scaricare l’emergenza di bilancio direttamente sulla pelle dei pazienti e sulla tenuta dei reparti.

Per Salvatore Lenti e per gli internisti pugliesi, far quadrare i bilanci è un obiettivo ineludibile, ma la strada intrapresa è errata: non si può risanare il sistema riducendo l’organico o rallentando il ricambio generazionale in corsia. «La sostenibilità e il riequilibrio dei conti non possono essere perseguiti intervenendo solo sul personale», avverte il presidente di Fadoi Puglia. La vera scommessa risiede nel rivedere i processi interni, eliminare le duplicazioni assistenziali e distribuire con maggiore appropriatezza le risorse già presenti.

La protesta degli internisti guidati da Lenti si unisce a quella dei sindacati di categoria come il Nursind, che ricordano come la Puglia soffra già di una carenza strutturale rispetto ad altre regioni italiane: gli 18.500 infermieri attualmente in servizio sfigurano nel confronto con i 21.000 della Toscana o i 28.000 dell’Emilia-Romagna, a fronte di una popolazione simile e di un’età media del personale sempre più alta.

«Gli infermieri e gli Oss non rappresentano una semplice voce di costo, ma il fulcro dell’integrazione tra ospedale e territorio», conclude Salvatore Lenti. In un contesto in cui la popolazione anziana e cronica aumenta, indebolire le figure dedicate all’assistenza quotidiana significa compromettere l’efficacia stessa delle terapie medici-specialistiche. 

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