“Scene splatter in sala operatoria al Monaldi”. Rivelazioni choc dell’avvocato

Foto AGF - Un intervento in sala operatoria

di Imma Laura Viggiano

L’espianto del cuore malato di Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto all’ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre scorso, è avvenuto alle 14.18, ma alle 14.22 non era ancora arrivato in sala operatoria il cuore del donatore. È quanto emerge da alcune testimonianze acquisite dalla procura di Napoli e a disposizione degli avvocati che assistono i sette indagati e la famiglia Caliendo. Inoltre, da alcuni stralci, visionati dall’AGI, di dichiarazioni fornite come sommarie informazioni (sit) emergono tensioni e atteggiamenti aggressivi, in coincidenza con i giorni con cui il caso del bambino di due anni a cui è stato impiantato un cuore danneggiato è in primo piano tra le notizie di cronaca locale e nazionale.

La lite in sala operatoria

L’arrivo del cuore del donatore

Tempistiche del clampaggio e dell’arrivo dell’organo

La procura di Napoli non indagherà alcun medico a Bolzano

“Non c’è nessun errore di Bolzano, non c’è nessuna negligenza di Bolzano, ovviamente per la procura di Napoli” prosegue l’avvocato. L’Oss che ha fornito il ghiaccio secco alla dottoressa che ha eseguito l’espianto del cuore dal donatore, “l’ha portata dove era stipato il ghiaccio secco, ha chiesto alla dottoressa se questo ghiaccio andava bene e la dottoressa ha confermato che andava bene il ghiaccio”, secondo la ricostruzione resa nota da Petruzzi, che precisa: “L’Oss non ha nessuna qualifica, nessuna culpa in vigilando relativamente a questa situazione”. “L’ospedale di Bolzano non è un centro trapiantologico. Il ghiaccio secco ha motivo di esserci perché fanno conservazione ai tessuti“, sottolinea Petruzzi, attribuendo, per questa parte, la completa responsabilità alla cardiochirurga dell’ospedale Monaldi. Aspetti che verrebbero fuori da testimonianze rese agli inquirenti nei giorni scorsi.

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