Scopre di avere da tre anni una leva del freno nella schiena: tredicenne operato al Bambino Gesù

Ospedale Bambino Gesù - Leva del freno della bici nella schiena

Il pezzo metallico, lungo circa 5,5 centimetri, era penetrato nel fianco dopo una caduta in bicicletta quando il ragazzo aveva 10 anni. Scoperto casualmente con una radiografia, è stato rimosso con un delicato intervento durato tre ore

di Redazione

(EN24) – Per tre anni ha continuato a correre, fare sport e condurre una vita del tutto normale senza sapere che nella sua schiena era rimasto conficcato un pezzo della bicicletta con cui era caduto quando aveva 10 anni. A svelare quello che nessuno aveva immaginato è stata, tre anni dopo, una radiografia eseguita per alcuni dolori alle gambe: nella regione lombare del ragazzo, oggi tredicenne, si trovava ancora la leva del freno della bici, un elemento metallico lungo circa 5,5 centimetri. A rimuoverlo è stata l’équipe di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Palidoro, con un intervento chirurgico particolarmente delicato concluso con successo.

La vicenda risale a quando il ragazzo aveva 10 anni. Durante una caduta dalla bicicletta riportò una piccola ferita sul fianco sinistro. In quell’occasione la leva del freno si staccò dal mezzo, ma nessuno si rese conto che una parte metallica fosse penetrata nel corpo. La ferita si rimarginò e il bambino tornò rapidamente alle sue normali attività. Negli anni successivi non manifestò sintomi significativi e continuò a praticare sport senza particolari limitazioni. Soltanto a 13 anni cominciò ad accusare un dolore alla gamba destra, seguito da un fastidio meno definito a entrambi gli arti inferiori. Gli esami neurologici iniziali non mostrarono alterazioni, ma i medici decisero di approfondire la situazione con una radiografia della colonna vertebrale. Fu allora che apparve chiaramente un oggetto metallico allungato e ricurvo nella zona lombare, sul lato sinistro della colonna.

Gli accertamenti successivi, effettuati anche attraverso una tomografia computerizzata, hanno permesso ai medici di ricostruire il percorso compiuto dall’oggetto. La leva era penetrata dal fianco sinistro e aveva raggiunto in profondità la regione lombare, fermandosi con la punta in prossimità del forame di coniugazione tra la terza e la quarta vertebra lombare. Si tratta dello spazio attraverso il quale dalla colonna vertebrale passa una radice nervosa. Proprio la vicinanza al nervo rendeva particolarmente delicata la situazione e sconsigliava qualsiasi tentativo di rimozione non adeguatamente pianificato.

Nel corso dei tre anni l’organismo del ragazzo aveva inoltre reagito alla presenza del corpo estraneo formando attorno alla leva una sorta di involucro di tessuto fibroso. Questo processo aveva inglobato il metallo e lo aveva in parte isolato dai tessuti circostanti. Probabilmente anche questo meccanismo ha contribuito a spiegare perché, nonostante le dimensioni dell’oggetto e la posizione estremamente delicata, il giovane non avesse riportato per lungo tempo danni neurologici evidenti.

Una volta definita con precisione la posizione della leva, il ragazzo è stato indirizzato al Bambino Gesù di Palidoro. L’intervento è stato eseguito dal dottor Leonardo Oggiano, dell’équipe di Ortopedia e Traumatologia guidata da Pier Francesco Costici. L’operazione è durata circa tre ore ed è stata effettuata attraverso una piccola incisione nella parte posteriore della schiena, in corrispondenza della colonna vertebrale.

La fase più complessa è stata quella necessaria per separare la leva dalla radice nervosa. I chirurghi hanno dovuto creare lo spazio sufficiente attorno al nervo ed eseguire una neurolisi, una procedura che consente di liberare una struttura nervosa dalle aderenze e dai tessuti che la circondano. Durante tutta l’operazione la funzionalità dei nervi è stata controllata attraverso il monitoraggio neurofisiologico, in modo da verificare in tempo reale che le manovre chirurgiche non provocassero danni. Solo dopo aver separato completamente la radice nervosa dall’oggetto è stato possibile estrarre la leva del freno, rimasta integra.

Leonardo Oggiano, responsabile dell’Alta Specializzazione in Chirurgia Vertebrale dell’ospedale, ha spiegato che la principale difficoltà era rappresentata proprio dalla posizione raggiunta dall’oggetto, nello spazio in cui il nervo fuoriesce dalla colonna. L’intervento ha quindi richiesto estrema precisione per evitare di compromettere la funzionalità della radice nervosa. Il monitoraggio continuo ha consentito ai medici di controllare l’attività delle strutture nervose durante ogni fase dell’operazione.

Il caso è stato definito particolarmente insolito anche per la sua evoluzione. Pier Francesco Costici, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia, ha sottolineato come il ragazzo sia riuscito a convivere per tre anni con un corpo estraneo di quelle dimensioni collocato in una zona estremamente delicata senza manifestare disturbi importanti. Soltanto la comparsa dei dolori alle gambe ha portato agli esami che hanno permesso di scoprire quale fosse la reale origine del problema.

Il decorso dopo l’intervento è stato regolare. Già la mattina successiva il tredicenne è riuscito ad alzarsi dal letto e, dopo alcuni giorni di osservazione, è stato dimesso. I controlli successivi hanno confermato il completo recupero: non sono emerse complicazioni neurologiche né limitazioni fisiche e il ragazzo è tornato alle sue normali attività.

La storia, al di là della sua eccezionalità, mostra quanto un trauma apparentemente modesto possa in alcuni casi nascondere conseguenze difficili da individuare nell’immediato. Nel caso del tredicenne, una piccola ferita provocata da una caduta in bicicletta aveva celato per tre anni un frammento metallico di oltre cinque centimetri arrivato a pochi millimetri da una struttura nervosa fondamentale. Solo una radiografia richiesta per un disturbo comparso molto tempo dopo ha permesso di ricostruire quanto era realmente accaduto.

L’intervento del Bambino Gesù ha chiuso la vicenda senza conseguenze permanenti. Dopo tre anni, quella leva del freno scomparsa durante una caduta è stata finalmente ritrovata nel luogo più inatteso: all’interno della schiena del ragazzo.

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