Il presidente americano rilancia l’ipotesi di un vertice diretto tra i leader di Russia e Ucraina. Washington lavora alla ripresa dei negoziati trilaterali, ma Mosca frena sui tempi. Abu Dhabi resta sul tavolo come possibile sede del nuovo round diplomatico
di Redazione
(EN24) – Donald Trump torna a mettere Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky davanti alla prospettiva di un confronto diretto. Il presidente degli Stati Uniti sostiene che un incontro tra i leader di Russia e Ucraina possa essere organizzato «molto presto» e si dice convinto che vi siano le condizioni per compiere progressi significativi nel tentativo di arrivare a una soluzione della guerra. L’annuncio riporta al centro della scena la diplomazia americana, dopo settimane segnate da rapporti difficili tra Washington e Kiev, nuovi contatti con Mosca e un’intensa attività degli inviati statunitensi.
Parlando con i giornalisti, Trump ha spiegato che a suo giudizio sono stati compiuti passi avanti nei rapporti con la Russia sul dossier ucraino. Quando gli è stato chiesto a quale incontro facesse riferimento, il presidente americano ha indicato esplicitamente Putin e Zelensky. Non ha però fornito una data, una sede né confermato che i due leader abbiano già accettato formalmente di incontrarsi. È una distinzione importante: l’iniziativa politica esiste, il vertice al massimo livello resta ancora da costruire.
Il nuovo impulso diplomatico arriva dopo una serie di contatti che Washington ha cercato di mantenere aperti con entrambe le parti. L’inviato speciale americano Steve Witkoff ha incontrato Zelensky a Oslo e successivamente Putin a San Pietroburgo. Gli Stati Uniti hanno descritto questi colloqui come parte di uno sforzo per riaprire un canale negoziale capace di andare oltre le dichiarazioni pubbliche e affrontare i punti sui quali Mosca e Kiev rimangono profondamente distanti.
Il passaggio successivo dovrebbe essere rappresentato dalla ripresa dei negoziati trilaterali tra delegazioni di Stati Uniti, Russia e Ucraina. Kiev ha indicato Abu Dhabi come possibile sede e ha prospettato una finestra compresa tra il 6 e il 10 novembre. La capitale degli Emirati Arabi Uniti tornerebbe così a svolgere un ruolo di mediazione in una trattativa che Washington vorrebbe riportare rapidamente su un piano concreto.
Mosca, però, invita alla prudenza sui tempi. Il consigliere per la politica estera del Cremlino Yuri Ushakov ha fatto sapere che la Russia non ha ancora proposto una data precisa per il prossimo round e che l’evoluzione della situazione internazionale, compreso il quadro mediorientale, potrebbe incidere sul calendario. La disponibilità a riprendere le consultazioni trilaterali non equivale quindi, almeno per ora, alla conferma di un incontro imminente tra Putin e Zelensky.
È proprio questa la distanza che rimane tra l’ottimismo espresso da Trump e lo stato effettivo della trattativa. Il presidente americano tende a presentare il negoziato come entrato in una fase nuova, mentre le dichiarazioni provenienti da Mosca e Kiev mostrano che restano da superare ostacoli politici e territoriali molto rilevanti.
Uno dei nodi principali continua a essere il territorio. La Russia mantiene le proprie rivendicazioni sulle regioni ucraine occupate e considera la questione territoriale parte essenziale di qualsiasi accordo. Kiev, al contrario, continua a rifiutare che un’intesa di pace possa trasformarsi automaticamente nel riconoscimento delle conquiste territoriali ottenute militarmente da Mosca. Su questo punto si concentra una parte decisiva del negoziato.
Accanto al territorio c’è la questione delle garanzie di sicurezza. L’Ucraina chiede che qualsiasi cessate il fuoco o accordo definitivo sia accompagnato da impegni concreti capaci di impedire una nuova aggressione russa. Mosca sostiene invece che un’intesa debba affrontare anche quelle che definisce le esigenze di sicurezza della Federazione Russa e il futuro assetto strategico dell’intera Europa.
Negli ultimi giorni Putin ha confermato pubblicamente la disponibilità a riprendere i colloqui con la mediazione degli Stati Uniti, insistendo però sulla necessità di affrontare proprio il tema delle garanzie di sicurezza per tutte le parti. È un’impostazione che allarga il negoziato ben oltre la semplice definizione di una linea di cessate il fuoco e coinvolge questioni come il rapporto dell’Ucraina con la NATO, la presenza militare occidentale e l’architettura della sicurezza europea.
Zelensky, dal canto suo, continua a sostenere la necessità di negoziare senza rinunciare alle garanzie essenziali per l’Ucraina. Il presidente ucraino ha confermato l’interesse per un nuovo round trilaterale e ha indicato i primi giorni di novembre come possibile finestra temporale. La posizione di Kiev resta però legata alla necessità di arrivare ai colloqui con il sostegno politico e militare degli alleati occidentali.
Proprio il ruolo dell’Europa rappresenta un altro punto delicato. Francia, Germania e Regno Unito chiedono che i Paesi europei non vengano esclusi da un eventuale processo di pace destinato inevitabilmente a modificare gli equilibri di sicurezza del continente. Il Cremlino ha però fatto sapere che la partecipazione europea al prossimo round trilaterale non è stata concordata e che il formato attualmente previsto resta quello tra Russia, Ucraina e Stati Uniti.
Washington assume quindi, ancora una volta, la posizione centrale. Trump vuole dimostrare che il dialogo diretto con Putin può produrre risultati e sostiene che un confronto personale tra il presidente russo e Zelensky possa accelerare il negoziato. Resta tuttavia da capire quali concessioni gli Stati Uniti ritengano necessarie da entrambe le parti e soprattutto quali garanzie siano disposti a mettere sul tavolo per rendere sostenibile un eventuale accordo.
Il rapporto tra Trump e Zelensky ha attraversato nelle ultime settimane una fase particolarmente difficile. Il presidente americano ha più volte sollecitato Kiev a mostrare maggiore disponibilità a un compromesso, mentre Zelensky ha manifestato preoccupazione per alcune scelte di Washington e per la possibilità che la pressione americana finisca per concentrarsi soprattutto sull’Ucraina. Gli incontri degli ultimi giorni hanno cercato di ricucire almeno in parte queste tensioni.
Parallelamente Trump ha mantenuto aperto il canale con Putin. La visita di Witkoff a San Pietroburgo e i successivi segnali provenienti dal Cremlino hanno confermato che Stati Uniti e Russia continuano a discutere direttamente delle condizioni per riavviare il negoziato. Questo dialogo, tuttavia, alimenta anche le preoccupazioni di Kiev e degli alleati europei, che chiedono di non essere messi davanti a un accordo definito principalmente tra Washington e Mosca.
Il possibile vertice Putin-Zelensky avrebbe comunque una portata politica eccezionale. Un incontro diretto tra i due presidenti segnerebbe un cambiamento significativo rispetto agli ultimi anni, durante i quali il confronto è avvenuto quasi esclusivamente attraverso mediatori, delegazioni tecniche e dichiarazioni a distanza. Ma proprio per questo un faccia a faccia al massimo livello difficilmente potrebbe essere organizzato senza una preparazione sostanziale e senza almeno una base comune sui punti principali.
Trump sembra voler invertire questa logica: utilizzare il vertice stesso per imprimere un’accelerazione alla trattativa. È una strategia coerente con il suo modo di concepire la diplomazia, fortemente centrato sui rapporti personali tra leader e sulla possibilità di ottenere risultati politici attraverso incontri diretti. Resta da vedere se questo metodo sarà sufficiente davanti a un conflitto che dura ormai da oltre quattro anni e nel quale le posizioni delle parti restano profondamente distanti.
Nel frattempo la guerra continua. Gli scontri sul terreno, gli attacchi con droni e missili e le operazioni militari non si sono fermati mentre si sviluppavano i contatti diplomatici. Ogni evoluzione del fronte può modificare anche il peso negoziale delle parti e rendere più facile o più difficile un compromesso.
È per questo che le prossime settimane saranno importanti. Se il nuovo round di colloqui trilaterali negli Emirati Arabi Uniti verrà confermato, sarà possibile capire se le parole di Trump poggiano su un reale avvicinamento delle posizioni oppure rappresentano soprattutto una pressione politica sui due presidenti affinché si siedano allo stesso tavolo.
Per ora esiste una disponibilità al dialogo, ma non ancora un accordo sul vertice. Trump assicura che Putin e Zelensky potrebbero incontrarsi «molto presto». Mosca conferma il negoziato ma frena sulle date. Kiev si dice pronta a proseguire i colloqui e punta ai primi giorni di novembre.
Tra queste tre posizioni si gioca il nuovo tentativo americano di portare la guerra fuori dal campo di battaglia e dentro una sala negoziale. Se questo passaggio riuscirà davvero a condurre Putin e Zelensky allo stesso tavolo, sarà il primo segnale concreto di una fase diplomatica diversa. Ma prima del vertice annunciato restano da superare proprio le questioni che, fino a oggi, hanno impedito alla guerra di finire.

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