Due morti e quattordici feriti negli attacchi russi sulla città del Mar Nero. Intanto l’Unione europea approva il prestito da 90 miliardi all’Ucraina e il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Meloni: “Putin al G20? Non è il momento di fare passi verso di lui”.
di Redazione
La guerra in Ucraina torna a mostrare, nella stessa giornata, i suoi due volti: quello brutale del fronte e quello politico della diplomazia europea. A Odessa, città simbolo sul Mar Nero e bersaglio ricorrente degli attacchi russi, nuovi raid hanno provocato almeno due morti e quattordici feriti, colpendo quattro edifici. È l’ennesimo episodio di una pressione militare quotidiana fatta di droni, missili e bombardamenti contro infrastrutture e aree urbane.
Mentre sul terreno si contano vittime e danni, a Bruxelles e nei vertici europei si consolida la linea del sostegno a Kiev. L’Unione europea ha dato il via libera finale a un prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina e ha approvato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. La procedura scritta si è conclusa con l’approvazione unanime dei 27, un passaggio politicamente rilevante perché conferma la volontà europea di garantire a Kiev risorse prevedibili nel medio periodo.
Secondo Reuters, il prestito coprirà una parte significativa del fabbisogno ucraino dei prossimi due anni: metà delle risorse dovrebbe essere erogata nel 2026 e il resto nel 2027, con una quota consistente destinata al sostegno militare e un’altra parte ai servizi essenziali, come sanità e istruzione. L’approvazione è arrivata dopo il superamento del veto ungherese, elemento che nelle ultime settimane aveva rallentato il percorso decisionale europeo.
Mosca ha reagito duramente al nuovo pacchetto di misure, sostenendo che le sanzioni europee contro i settori energetici russi possano avere conseguenze sui Paesi più vulnerabili e sui mercati globali. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha accusato l’Unione europea di aggravare la crisi energetica e ha annunciato possibili contromisure.
Nel frattempo, resta aperto anche il capitolo umanitario. Nella giornata è stato annunciato un nuovo scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina: 386 persone liberate, 193 per ciascuna parte, con mediazione degli Emirati Arabi Uniti. Zelensky ha salutato l’operazione come un segnale importante, sottolineando il valore del ritorno a casa dei militari e dei civili detenuti.
Sul piano politico, la linea italiana è stata ribadita dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Interpellata sull’eventuale presenza di Vladimir Putin al G20, Meloni ha affermato che non è il momento di fare aperture verso il leader russo, ma di chiedere a Mosca passi concreti. Una posizione che si inserisce nella cornice più ampia del sostegno occidentale all’Ucraina e della pressione diplomatica sul Cremlino.
La giornata del 24 aprile 2026 consegna dunque un quadro netto: la guerra continua a colpire le città ucraine, ma Kiev incassa un sostegno europeo di grande peso politico e finanziario. Gli attacchi su Odessa ricordano che il conflitto resta una realtà quotidiana per la popolazione civile; il prestito Ue e le nuove sanzioni mostrano invece che l’Europa non intende arretrare.
La distanza tra il campo di battaglia e i tavoli diplomatici resta enorme. Ma è proprio in quello spazio, tra la resistenza ucraina e la pressione internazionale su Mosca, che si gioca oggi una parte decisiva del futuro della guerra.

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