Bruxelles impone misure provvisorie per riaprire la piattaforma agli assistenti di intelligenza artificiale concorrenti. La big tech annuncia ricorso: “È un abuso normativo”
di Redazione
(EN24) – La Commissione europea apre un nuovo fronte nello scontro con le Big Tech e ordina a Meta di riaprire WhatsApp ai chatbot di intelligenza artificiale concorrenti. La decisione, adottata in via provvisoria nell’ambito di un’indagine antitrust, impone al gruppo di Mark Zuckerberg di ripristinare l’accesso gratuito all’API di WhatsApp Business per gli assistenti virtuali di terze parti, alle condizioni in vigore prima delle restrizioni introdotte nell’autunno 2025.
Il caso riguarda uno dei punti più sensibili dell’economia digitale: il controllo delle piattaforme attraverso cui miliardi di utenti comunicano ogni giorno. WhatsApp non è più soltanto un’app di messaggistica personale, ma una porta d’ingresso per servizi, imprese, assistenza clienti e, sempre più, interazioni con sistemi di intelligenza artificiale.
Secondo Bruxelles, Meta avrebbe abusato della propria posizione impedendo ai chatbot rivali di operare su WhatsApp, mentre il proprio assistente Meta AI continuava a beneficiare dell’integrazione nella piattaforma. Per la Commissione, questa condotta rischiava di produrre danni gravi e difficilmente reversibili in un mercato emergente e strategico come quello degli assistenti di IA generativa.
La misura impone a Meta di agire entro cinque giorni lavorativi e di mantenere l’accesso gratuito fino alla conclusione dell’indagine, o comunque fino al giugno 2029. Si tratta di un provvedimento raro: le misure cautelari di questo tipo vengono utilizzate dall’Antitrust europeo solo quando esiste il rischio che l’attesa della decisione finale lasci sul mercato effetti ormai irreparabili.
Al centro della controversia c’è l’API di WhatsApp Business, lo strumento che consente alle aziende di comunicare con i clienti attraverso l’app. Negli ultimi anni diversi operatori di intelligenza artificiale hanno usato questo canale per offrire assistenti conversazionali agli utenti. Meta, però, aveva modificato le condizioni di accesso, limitando o escludendo i chatbot generativi esterni.
Dopo l’avvio dell’indagine, la società aveva proposto alcune soluzioni correttive, tra cui forme di accesso a pagamento o accesso gratuito temporaneo e limitato. Per Bruxelles, però, quelle proposte non erano sufficienti. Le tariffe richieste sarebbero risultate troppo onerose per i concorrenti e avrebbero prodotto, nei fatti, un effetto simile al divieto originario.
La vicepresidente della Commissione europea con delega alla Concorrenza, Teresa Ribera, ha indicato la rapidità del mercato dell’intelligenza artificiale come una delle ragioni dell’intervento. In un settore che cambia in pochi mesi, attendere la fine ordinaria di un’indagine antitrust potrebbe significare lasciare a un operatore dominante il tempo di consolidare un vantaggio difficilmente recuperabile.
Meta respinge l’impostazione europea e annuncia battaglia. Il gruppo considera la decisione un abuso normativo e sostiene che Bruxelles stia imponendo gratuitamente a WhatsApp l’ospitalità di servizi concorrenti, anche di grandi aziende internazionali, scaricando i costi sulla piattaforma e sui suoi clienti europei. L’azienda ha già fatto sapere che ricorrerà contro il provvedimento.
La posizione di Meta tocca anche un altro tema: sicurezza, privacy e qualità dell’esperienza utente. Consentire a più assistenti di IA di operare dentro WhatsApp, sostiene la big tech, potrebbe aumentare complessità, rischi di abuso, spam e problemi di responsabilità. La Commissione, tuttavia, ritiene che queste preoccupazioni non possano tradursi in una chiusura del mercato a favore del solo assistente proprietario.
La partita non riguarda soltanto WhatsApp. È un test più ampio sulla capacità dell’Europa di impedire che le grandi piattaforme digitali usino il controllo dell’accesso agli utenti per dominare anche i nuovi mercati dell’intelligenza artificiale. Il rischio, nella lettura di Bruxelles, è che chi possiede l’infrastruttura di comunicazione possa decidere quali servizi di IA possono esistere, crescere o raggiungere il pubblico.
Il provvedimento si inserisce nel clima regolatorio europeo degli ultimi anni, segnato dal Digital Markets Act, dal rafforzamento dell’Antitrust e dall’AI Act. Anche se il caso specifico è trattato come indagine di concorrenza, il principio è lo stesso: le piattaforme dominanti non possono trasformare la propria posizione in una barriera permanente contro l’innovazione altrui.
Per gli utenti europei, l’effetto potenziale è una maggiore possibilità di scelta. Se l’ordine sarà confermato e applicato, su WhatsApp potrebbero tornare o arrivare assistenti di IA concorrenti, integrati nei servizi business e accessibili senza che Meta possa imporre condizioni considerate discriminatorie. Resta da capire quali limiti tecnici, di sicurezza e di protezione dei dati verranno fissati.
Per le startup e le aziende dell’intelligenza artificiale, la decisione può rappresentare un passaggio cruciale. WhatsApp, con la sua base enorme di utenti, è uno dei canali più potenti per distribuire servizi conversazionali. Essere esclusi da quella piattaforma può significare perdere una parte decisiva del mercato, soprattutto in Europa.
Lo scontro tra Bruxelles e Meta è quindi destinato a pesare molto oltre il singolo caso. Da una parte l’Unione europea prova a imporre regole di apertura e concorrenza in un settore dominato da pochi giganti. Dall’altra le Big Tech denunciano il rischio di un intervento eccessivo, capace di frenare investimenti, sicurezza e innovazione.
La decisione finale arriverà solo al termine dell’indagine. Ma il messaggio politico è già chiaro: per Bruxelles, il mercato dell’intelligenza artificiale non può nascere dentro recinti chiusi decisi dai proprietari delle piattaforme. Meta non ci sta e prepara il ricorso. La nuova battaglia digitale europea si giocherà dentro una delle app più usate al mondo.

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