Leone XIV invoca la pace: “Dio illumini chi ha autorità”

Papa Leone XIV all'Angelus di questa domenica

Dopo l’Angelus in Piazza San Pietro, il Papa affida a Maria i popoli martoriati dalla guerra e richiama tutti alla cultura della prossimità e della cura

di Redazione

(EN24) – Papa Leone XIV torna a chiedere con forza una pace “giusta e duratura” per i popoli feriti dai conflitti. Al termine dell’Angelus recitato in Piazza San Pietro, nella solennità della Santissima Trinità, il Pontefice ha rivolto un nuovo appello ai responsabili delle nazioni, invocando la Sapienza divina perché illumini la coscienza di chi ha autorità e orienti le decisioni verso la ricerca sincera della pace.

Il Papa ha collegato il suo appello alla conclusione del mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria. In queste settimane, ha ricordato, dalla Chiesa si è levata una preghiera corale, soprattutto attraverso il Rosario, per affidare all’intercessione di Maria i popoli martoriati dalla guerra. È un’immagine forte, quella di una “catena ininterrotta” di preghiera, che unisce fedeli, comunità e santuari nel mondo intorno alla stessa richiesta: fermare la violenza e aprire strade di riconciliazione.

Il riferimento arriva dopo la preghiera del Rosario guidata la sera precedente dalla Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani. A quell’appuntamento, dedicato alla pace, hanno partecipato circa duemila persone in Vaticano, mentre molte altre si sono collegate da santuari mariani sparsi nel mondo. L’Angelus domenicale ha così dato continuità a un messaggio che Leone XIV ha posto più volte al centro del suo pontificato: la pace non può essere ridotta a equilibrio diplomatico, ma deve nascere da una conversione delle coscienze e da decisioni concrete.

Nel commento al Vangelo, il Pontefice si è soffermato sul mistero della Trinità come comunione, relazione e incontro. Da qui ha tratto un richiamo molto attuale: divisioni, polarizzazioni e disprezzo delle diversità producono distruzione, tristezza e aridità. Per il Papa, la fede cristiana invita invece a riconoscere che ogni creatura è fatta per la comunione e che la vita di Dio apre l’uomo all’incontro con gli altri.

Il messaggio assume anche un valore sociale e politico. Parlare di pace, nella prospettiva indicata da Leone XIV, significa chiedere ai leader responsabilità, ascolto e capacità di superare la logica dello scontro. L’appello non cita singoli conflitti, ma si rivolge a tutti i popoli segnati dalla guerra e a quanti hanno il potere di fermare l’escalation della violenza.

Dopo l’Angelus, il Papa ha ricordato anche la 25ª Giornata del sollievo, celebrata in Italia con il tema “Io mi prendo cura”. Leone XIV ha espresso vicinanza alle persone malate e a quanti se ne prendono cura, ringraziando e incoraggiando chi promuove una cultura della prossimità e della cura. Il richiamo riguarda non solo il mondo sanitario, ma più in generale il modo in cui una società accompagna la fragilità e risponde alla sofferenza.

Pace e cura diventano così due parole chiave dello stesso messaggio. Da una parte il Pontefice guarda ai grandi scenari internazionali, dove le decisioni dei leader possono segnare la vita di interi popoli. Dall’altra richiama la responsabilità quotidiana verso chi è malato, solo o vulnerabile. In entrambi i casi, il criterio indicato è lo stesso: non voltarsi dall’altra parte.

In Piazza San Pietro, davanti a migliaia di fedeli e pellegrini, Leone XIV ha salutato anche gruppi provenienti da diversi Paesi, tra cui la diocesi di Kumba, in Camerun, un coro parrocchiale slovacco e i partecipanti al pellegrinaggio al santuario mariano di Piekary, in Polonia. Un’assemblea internazionale che ha reso ancora più evidente il carattere universale dell’appello.

L’Angelus del 31 maggio conferma dunque la linea spirituale e pastorale del Papa: invocare la pace, denunciare le divisioni che feriscono il mondo e promuovere una cultura della cura capace di partire dalle persone più fragili. La preghiera, nel messaggio di Leone XIV, non è evasione dalla realtà, ma richiesta di responsabilità per chi governa e impegno concreto per chi soffre.

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