Il premier spagnolo sceglie le urne dopo settimane di tensioni politiche e la bocciatura dei decreti sulla casa. Una decisione maturata nel fine settimana mentre cresceva la pressione sul governo
di Redazione
**(EN24) – ** La Spagna tornerà alle urne prima del previsto. Pedro Sánchez ha deciso di giocare la carta delle elezioni anticipate e ha fissato la consultazione per il prossimo 29 novembre. L’annuncio è arrivato dalla Moncloa, al termine di un fine settimana segnato da incontri, telefonate e confronti con ministri e dirigenti del Partito socialista.
Fino a poche ore prima, il futuro politico del premier era rimasto sospeso. Le ipotesi sul tavolo erano sostanzialmente due: tentare ancora di tenere insieme una maggioranza parlamentare sempre più difficile da gestire oppure restituire la parola agli elettori. Sánchez ha scelto la seconda strada.
A rendere ancora più fragile la posizione dell’esecutivo è stata la sconfitta subita al Congresso sui provvedimenti per l’emergenza abitativa. Il governo aveva puntato su una serie di misure destinate a intervenire sugli sfratti, sugli affitti e sulle operazioni dei grandi investitori immobiliari. Il mancato sostegno di alcuni gruppi parlamentari sui quali l’esecutivo aveva fatto affidamento durante la legislatura ha però impedito l’approvazione dei decreti.
La questione della casa è ormai diventata uno dei principali problemi sociali del Paese. Nelle ultime settimane la protesta è cresciuta, alimentata dall’aumento dei canoni di locazione, dalle difficoltà di molte famiglie e da alcuni casi di sfratto che hanno avuto grande risonanza nell’opinione pubblica. Manifestazioni si sono svolte in diverse città e la pressione sulla politica è aumentata rapidamente.
Per Sánchez, tuttavia, la crisi abitativa rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una legislatura particolarmente complicata. Il suo governo di minoranza ha dovuto cercare di volta in volta l’appoggio di formazioni diverse, comprese quelle regionaliste e indipendentiste. Un equilibrio che negli ultimi mesi si è fatto sempre più precario e che ha reso difficile trasformare le iniziative dell’esecutivo in provvedimenti approvati dal Parlamento.
Sul governo hanno pesato anche le vicende giudiziarie e le polemiche che hanno coinvolto persone vicine al premier e alcuni esponenti del Partito socialista. Questioni che l’opposizione ha utilizzato per aumentare la pressione sulla Moncloa e chiedere con sempre maggiore insistenza la fine anticipata della legislatura.
Ora la parola passa agli elettori.
Il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo considera le elezioni anticipate l’occasione per conquistare la guida del Paese. Ma i numeri potrebbero aprire anche un’altra partita: quella del rapporto con Vox. La formazione guidata da Santiago Abascal potrebbe infatti risultare determinante per costruire una maggioranza alternativa a quella progressista.
Sánchez, dal canto suo, proverà ancora una volta a trasformare una situazione di difficoltà in una sfida elettorale. È una strategia che ha già utilizzato in passato, puntando sulla polarizzazione dello scontro politico e presentando il voto come una scelta fra due modelli profondamente diversi di governo della Spagna.
Questa volta, però, il contesto appare particolarmente delicato. Alla crisi politica si sommano il problema dell’accesso alla casa, il rapporto complicato con gli alleati parlamentari e il peso delle inchieste che negli ultimi anni hanno accompagnato la vita del PSOE.
Nella giornata di domenica 4 ottobre l’ipotesi delle elezioni anticipate era ancora soltanto uno degli scenari allo studio. Sánchez aveva trascorso il fine settimana consultando i vertici del partito e del governo, mentre dalla Moncloa non arrivavano indicazioni definitive.
Poche ore dopo è arrivata la svolta.
Lunedì 5 ottobre il premier ha annunciato la convocazione del Consiglio dei ministri per avviare lo scioglimento delle Camere e portare il Paese alle urne il 29 novembre. Una scelta che chiude la fase delle indiscrezioni e apre ufficialmente una campagna elettorale destinata a essere breve e particolarmente combattuta.
Per Pedro Sánchez sarà probabilmente una delle prove politiche più difficili della sua carriera. Per la Spagna, invece, comincia una corsa elettorale che potrebbe ridisegnare completamente gli equilibri della Moncloa.

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